I parcheggiatori abusivi
restano un tarlo della città

«Devo guadagnare qualche soldo, in un modo o nell’altro. Ho bisogno di mangiare anche io». I parcheggiatori abusivi, in città, hanno un volto. E, soprattutto, un luogo. Meglio: hanno più di un luogo. Zone privilegiate in cui trascorrono buona parte delle giornate.

I parcheggiatori abusivi restano un tarlo della città
Parcheggiatori abusivi in via Europa
(Foto di Gian Vittorio Frau)

«Devo guadagnare qualche soldo, in un modo o nell’altro. Ho bisogno di mangiare anche io». I parcheggiatori abusivi, in città, hanno un volto. E, soprattutto, un luogo. Meglio: hanno più di un luogo. Zone privilegiate in cui trascorrono buona parte delle giornate in attesa degli automobilisti per chiedere loro denaro. Aree di piccole o grandi dimensioni, pezzetti di strada con posteggi per le macchine, non ha importanza. Perché esiste una regola non scritta per cui ognuno ha la sua striscia di parcheggi.

«Questa zona la controllo io. Lì, in quella più ampia, ci stanno due senegalesi» ci racconta Ibrahim, un ragazzone alto, con occhi larghi e mani da uomo che ha fatto della strada la sua seconda casa. Ibrahim viene dal Marocco, sta in Italia da nove anni e parla la nostra lingua perfettamente. Lo trovate in via Europa, dietro alla clinica Gavazzeni.

Il nostro viaggio alla scoperta delle zone che sono presidiate dai parcheggiatori abusivi è partito da piazza Matteotti, dove l’altro ieri un ragazzo indiano (presunto parcheggiatore) è stato ferito, rischiando la vita, da un connazionale. Ma di indiani, tra il Comune e l’ufficio dell’anagrafe, nemmeno l’ombra. Sembrano scomparsi. Resta solo qualche senzatetto a dormire sulle panchine, sotto gli alberi.

«Parcheggiatori abusivi? Certo che ci sono, ed è una vergogna - sbotta il responsabile del Caffè del Colleoni -, ma il problema vero sono i tossici e i barboni che fanno accattonaggio ai clienti. È una lotta continua per mandarli via. Che figura ci facciamo con chi viene a visitare Bergamo? Il centro della città non può permettersi una condizione simile».

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