Martedì 28 Gennaio 2014

Ideò la cardiochirurgia pediatrica

Si pagò gli studi vendendo sale

Il prof. Lucio Parenzan

di Alberto Ceresoli

È diventato grande a forza di biscotti e zabaione e si è pagato gli studi vendendo sale e comperando scarpe. Oggi è difficile crederlo, ma la gioventù di Lucio Parenzan - figlio di un medico condotto di Muggia e di una maestra di Pirano - non è stata tra le più semplici: anche da quelle parti, tra il ’43 e il ’44, la guerra non guardava in faccia a nessuno.

Per la verità, le «peregrinazioni» del professore iniziano presto, prestissimo: nato il 3 giugno del 1924 a Comeno (un piccolo paese allora in provincia di Gorizia, oggi in Slovenia) già a dieci mesi si trasferisce a Pirano, poco distante, seimila anime raccolte attorno ad un golfo: «Avevamo una casa a tre metri dal mare, di fronte vedevamo Punta Salvatore e il molo di Pirano. Un posto splendido».

Lì il piccolo Lucio ci resta sino a 10 anni, giusto il tempo di finire le elementari: «Di quel tempo - rammenta - so soprattutto una cosa: i terribili sforzi di mia madre per costringermi a mangiare perché ero piccolo e magrissimo. Veniva ogni giorno alle 10 e mi portava lo zabaione con i biscotti. E tutti a controllare se mangiavo…».

Da Pirano al Collegio degli Scolopi di Firenze per frequentare le medie, le superiori e il primo anno di università. «Poi passai a Padova e mi laureai in Medicina. Lavorai per 15 anni a Milano in pediatria: la mia idea era quella di diventare chirurgo, ma lì c’era il prof. Ivo Nasso, un triestino direttore della Clinica pediatrica e amico di mio padre, e allora presi un’altra strada».

Parenzan studiò per qualche mese all’Università di Stoccolma, poi negli Stati Uniti, a Pittsburgh: tornò in Italia nel ’59 e nel ’62 vinse il concorso di primario in Chirurgia al «Burlo Garofalo» di Trieste. «Per la verità - racconta - a Trieste ero già tornato anni prima, durante la guerra, per nascondermi, come già fatto a Padova, Milano e Udine. Mi trovavo a Pirano quando arrivarono gli jugoslavi: mio nonno stava morendo, ma dovetti scappare comunque. Mi rifugiai a Trieste dove rimasi nascosto per 40 giorni. Nel ’43 - ’44 mi toccò anche vendere il sale. A Pirano ne esiste una forte produzione, e nel Veneto c’era allora gran richiesta per la lavorazione degli insaccati. Acquistavo il sale a Pirano, e, tra mille peripezie, arrivavo a Padova, vendevo il sale e comperavo scarpe. Tornavo a Pirano, vendevo le scarpe a Parenzo, un paesino poco distante, ricompravo il sale e ripartivo. E così via, per contribuire al pagamento dei miei studi. Ricordo di aver fatto anche il guardiano notturno alla “Casa della madre e del fanciullo”: prendevo 5 mila lire al mese...».

Al «Burlo», Parenzan rimase fino al marzo del ’64: «Volevo una cardiochirurgia infantile, ma incontrai tante difficoltà, così venni al “Maggiore” di Bergamo, dove già avevo una consulenza».

E proprio a Bergamo Parenzan fonda la cardiochirurgia pediatrica, cui ha donato 40 anni della propria vita. A Bergamo, fa la «Storia» di una buona fetta della cardiochirurgia italiana. Cittadino onorario di Bergamo, tra i molti riconoscimenti ricevuti in tutto il mondo c’è anche la medaglia d’oro per la Sanità pubblica (nel 1988).

Tra gli impegni a sfondo sociale, Parenzan è stato direttore del progetto internazionale di prevenzione e cura delle malattie del cuore nei Paesi africani nell’ambito del Centro internazionale di cultura scientifica di Losanna ed è stato capo di un équipe chirurgica al Mater Misericordiae Hospital di Nairobi (Kenya) che interviene gratuitamente sui bambini africani. Dal ’93 al 2010 è stato direttore dell’International Heart School e dal 1998 al 2008 ha ricoperto la carica di direttore scientifico delle Cliniche Humanitas Gavazzeni. Amico di Gino Strada (che con Parenzan lavorò per qualche tempo ai «Riuniti»), dedicò parte del suo tempo anche ad «Emergency».

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