Mercoledì 29 Gennaio 2014

Il tentato omicidio a Colle Pedrino

«A sparare furono i calabresi»

Colle Pedrino di Palazzago: rilievi della Scientifica sul luogo del ritrovamento di Paolo Vastarella nel luglio 2010

«Conosco le quattro persone che hanno sparato a Paolo Vastarella. Sono calabresi, gente che non scherza. Ma non voglio dire i nomi, ho paura per me e per la mia famiglia: non voglio fare la sua stessa fine, avete capito signori giudici?».

Sono la drastica scelta di un uomo davvero spaventato o la recita di un imputato in cerca di una scappatoia alle sue presunte malefatte?

Così parlò Salvatore «Sasà» Di Marco - origini calabresi, nato in Germania 43 anni fa, residente a Pontirolo - in carcere dal novembre 2012 per il tentato omicidio di un venditore d’auto miracolosamente scampato a tre proiettili nella nuca, esplosi nella cava Italcementi di Colle Pedrino, Palazzago, il 19 luglio di 4 anni fa.

L’imputato ha ricostruito quel 19 luglio passato insieme all’amico. «L’ho accompagnato a ritirare una Fiat Palio in una concessionaria di Desenzano del Garda - ha raccontato -. Era uno dei suoi soliti “pacchi”. Ci siamo incontrati nei pressi del casello autostradale di Capriate e siamo andati con la sua Chrysler Pt Cruiser. Al ritorno, io guidavo l’auto nuova, Vastarella la sua. Quando siamo tornati al casello di Capriate, lui si è incontrato con quattro persone. Ho visto che discutevano animatamente. Quei 4 li conosco, ma non voglio dire i loro nomi perché ho paura per me e la mia famiglia. Li conosco perché frequentavano il mio stesso bar e in paese sanno che è gente che non scherza. Io sono rimasto in auto, fino a che non si è fatto avanti uno di quelli e, puntandomi la pistola alla testa, mi ha detto: “Oggi sei fortunato, ma da queste parti non ti vogliamo più vedere”. Sono sceso dalla Fiat e ho raggiunto la moto su cui ero arrivato e che avevo parcheggiato nelle vicinanze. Non so nemmeno io dove sono andato, ero terrorizzato. Ho visto che l’uomo che mi aveva minacciato saliva sulla Fiat e che gli altri tre con Vastarella ripartivano sulla Pt Cruiser. Che fine avesse fatto Paolo l’ho saputo leggendo i giornali qualche giorno dopo».

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 29 gennaio

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