«Io additato come un finto cieco
Mi hanno denunciato i parenti»

«Sono stati i parenti a denunciarmi ed è quello che fa più male. Già, i parenti... i parenti». Lo ripete tre volte Mario Milesi, il settantenne di Dalmine finito nei guai perché accusato di aver corrotto i medici che si dovevano esprimere sulla sua invalidità.

«Sono stati i parenti a denunciarmi ed è quello che fa più male. Già, i parenti... i parenti». Lo ripete tre volte Mario Milesi, il settantenne di Dalmine finito nei guai perché accusato di aver corrotto i medici che si dovevano esprimere sulla sua invalidità. Per questo si era fatto 9 giorni agli arresti domiciliari e di lui avevano parlato anche i telegiornali nazionali, dov’era stato indicato come un finto cieco. Mentre invece Milesi non ci vede per davvero.

Mercoledì 18 dicembre il settantenne ha parlato per la prima volta a un altro tg, quello di «Bergamo Tv», tra l’altro trasmesso per la prima volta dal nuovo studio allestito nella sede di Palazzo Rezzara, quartier generale del Gruppo Sesaab.

«Siamo segnati per sempre - ha detto amareggiato il settantenne -. Purtroppo quando succedono queste cose la vita è finita». Secondo le accuse dei carabinieri, il pensionato ci vedeva benissimo e, per ottenere l’invalidità e truffare dunque lo Stato, avrebbe corrotto i medici che si dovevano esprimere sulla sua situazione: medici che avrebbero a loro volta corrotto la commissione designata proprio a definire l’invalidità.

Così Milesi era stato dichiarato invalido e non vedente, quando invece i carabinieri lo avevano ripreso mentre apriva un cancello, oppure mentre era intento a tagliare un ramo con una sega nel proprio giardino. O, ancora, in vacanza al mare mentre piantava nella sabbia un ombrellone. Le denunce erano partite da alcuni suoi parenti. Fatto sta che Milesi era stato indagato ed era finito ai domiciliari con la pesante accusa di essere un finto cieco.

Invece Milesi non ci vede per davvero. «Quando sono arrivati a casa mia, sembrava andassero ad arrestare peggio di un mafioso: tutta quella gente». Mario Milesi lo sa da 40 anni che la malattia degenerativa della quale è affetto lo avrebbe lentamente portato alla cecità. Ha però tenuto nascosto il problema anche quando ha iniziato a vedere solo ombre. Quei gesti ripresi dalle telecamere e che erano alla base delle accuse nei suoi confronti erano invece gesti abitudinari, che Milesi riusciva comunque a compiere perché li aveva ormai memorizzati.

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