Domenica 13 Aprile 2014

La Pasqua di un volontario

Al «dormitorietto» della Caritas

Emanuele Perico
(Foto by Colleoni)

I giorni di festa segnano la rottura con la quotidianità, con gli impegni di lavoro o di studio; fanno venire voglia di lasciare la città, stare in famiglia o con gli amici. Ci sono però persone che vivono fragilità tutti i giorni dell’anno come chi, per difficoltà economiche o lavorative, si ritrova senza una casa, senza un letto in cui dormire.

Ci sono luoghi che accolgono queste persone e che devono rimanere aperti tutta la settimana e tutto l’anno. Uno di questi è il dormitorietto maschile Zarepta, uno dei servizi-segno della Caritas diocesana. Ad accogliere gli ospiti e a trascorrere la notte con loro numerosi volontari che offrono il proprio tempo per aprire la struttura che si trova in via Elba.

Tra loro Emanuele Perico: «Faccio il volontario al dormitorietto da ottobre dello scorso anno, due/tre volte al mese, ma dipende molto dagli impegni di studio e lavoro. Siamo un gruppo numeroso, ci alterniamo».

Domenica prossima il ventunenne sarà di turno: «Sì è Pasqua, ma l’attività si svolgerà come tutte le sere: dalle 20,30 alle 22 c’è l’accoglienza, poi si dorme. Una variante è rappresentata dalla sveglia, poiché Lunedì dell’Angelo è un giorno di festa. Si potrà dormire fino alle 7,50, mentre normalmente ci si alza alle 6,45».

L’ospitalità è volutamente molto sobria: «La sera e la mattina le persone, mediamente 6/7 a notte (ma in caso di bisogno si ricorre ad alcune brandine) possono bere una bevanda calda; la sera di Pasqua come sempre faremo una partita a carte con chi arriva o semplicemente due chiacchiere». Forse ci sarà una colomba da mangiare insieme, forse qualcuno vorrà ricordare che non è una domenica come tutte le altre: «Immagino si avvertirà uno spirito di festa e ci sarà più allegria; ci si scambierà gli auguri; se qualcuno vorrà, dirà una preghiera, ma non c’è un momento strutturato perché sono presenti persone che appartengono a culture diverse; il dormitorietto è un servizio segno della Caritas, nel rispetto di tutti».

«Mi piace il momento in cui ci si ritrova la sera - dice Perico -, è un’occasione di scambio, confronto e, per me, di crescita personale. Mi ha spinto a superare quei pregiudizi con cui spesso ci si avvicina a questo mondo. Ho scoperto che davanti a me non ho un utente ma una persona, dotata di intelligenza e sensibilità, con una storia di vita solo apparentemente lontana dalla mia. Quando ti dici “a me non potrebbe succedere” sei in errore».

Le storie, tutte speciali, sono molte ed Emanuele non vuole raccontarne nessuna, perché nate dall’incontro con l’altro in un momento di scambio personale. «Con qualcuno si stabilisce un rapporto più duraturo, ma il turnover è alto soprattutto tra i più giovani, che spesso riescono a trovare una soluzione alla proprie difficoltà; più critica per chi ha una certa età e rimane senza lavoro».

Per il giovane, che abita a Villa d’Almè, l’esperienza di volontario arriva dopo l’anno di servizio civile svolto lo scorso anno, lavorando con i minori nella comunità parrocchiale di Locate alla quale è rimasto particolarmente legato. «È stata una scelta successiva alla conclusione dei miei studi di Chimica. Mi sentivo insoddisfatto e mi si è accesa una lampadina: provare a compiere un’esperienza in Caritas». Emanuele durante l’estate scorsa ha deciso anche di andare in Burundi con «Giovani per il mondo», un progetto di Caritas: «Sono partito con molte domande e, come spesso succede, sono tornato con altre domande». La chimica ormai non suscita più interesse nel giovane tanto che ha deciso di iscriversi a Scienze dell’Educazione all’Università di Bergamo e nel frattempo lavora come educatore nel settore della disabilità.

La famiglia non esprime contrarietà sulla sua nuova vita: «Sono sempre stato indipendente e autonomo nelle scelte, anche in quella forse sbagliata di studiare Chimica. Ai miei basta vedermi contento». Con loro Emanuele vivrà, come gli altri anni, una parte della giornata di Pasqua.

Nella vita del giovane una passione è rimasta costante: la chitarra. «È il mio rifugio spirituale», ma non l’ha mai portata al dormitorietto: «La filosofia del servizio è quella di non creare situazioni troppo “comode”, non deve essere un punto di ritrovo; quindi niente musica, né tv, perché per gli ospiti deve essere davvero una situazione transitoria». Forse un’eccezione sarà fatta a Pasqua: una colomba da condividere tra volontari e ospiti.

Laura Arnoldi

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