Giovedì 12 Dicembre 2013

La veglia dei sogni

e l’attesa ripagata

Lo stupore per Santa Lucia
(Foto by Colleoni Foto)

Ieri in un cortile di cemento di una scuola del centro di Bergamo schiamazzavano gruppetti di bambini intabarrati in sciarpe e cappelli. Guance rosse e labbra screpolate, tutti in giro a correre veloci e scomposti. Le maestre a controllarli attente e a morire di freddo, loro giocavano a lupo, strega comanda colore, un due tre stella e nascondino dietro a cespugli scheletrici sull’asfalto colorato solo da cappotti e giacconi.

Mi sono fermata lì in mezzo per caso, quasi con la paura di essere travolta da tutto quel correre, e mi sono sentita felicemente a mio agio. Felice, quasi come fossi anche io una bella statuina in quel miscuglio di righe, fantasie e vocine urlanti. Felice perché quei bambini stavano giocando agli stessi giochi di quarant’anni fa, o forse perché era un piacere sentirli ridere spensierati in quel pomeriggio di scuola dall’aria pungente. Poi, vicino al muro del palazzo, un gruppo di bambini era tutto intento a guardare il cielo: naso all’insù, indice puntato, fitti fitti a parlare di una scia luminosa che, secondo alcuni, la notte del 12 dicembre solo i fortunatissimi vedono. Ne è nato un dibattito animato, con versioni discordanti sui percorsi magici intrapresi da Santa Lucia. Parole e supposizioni, congiuntivi zoppicanti e qualche parola inventata, ma alla fine non importava davvero a nessuno quale fosse la vera strada del cielo percorsa dall’amica e confidente Lucia. Alla fine c’erano solo una dozzina di nasi rossi e colanti che rimiravano l’immensità di un cielo d’inverno.

Proprio come abbiamo fatto tutti noi, almeno una volta, da piccini ma anche da grandi, riscoprendoci tutti bambini, o adulti forse mai cresciuti del tutto, con quell’emozione immensa e purissima che è di attesa mista a stupore. Con la sensazione, magica e straordinaria, di un sogno.Stanotte è la notte dei nostri bambini e di tutti i bergamaschi già cresciuti che in quella chiesa di via XX Settembre la coda, con o senza letterina, se la fanno tutti gli anni. Per motivi diversi, con preghiere accorate e con riflessioni spesso dolorose, ma per una notte ancora capaci di incantarsi davanti a una capanna di legno che sul Sentierone ci porta tutti indietro nel tempo e ci emoziona, sempre e comunque.

Perché ci sono i ricordi da tenere vivi con l’intensità di un cuore palpitante, c’è la speranza che deve nutrire l’animo per dare forza a questo mondo sempre più traballante. Sempre più duro e feroce che in questa lunga notte deve però confrontarsi con gli sguardi dei nostri bambini. È loro questa notte, mentre accendono una candela sul davanzale e osservano trepidanti il cielo, mentre preparano sullo zerbino biscotti, carote e latte fresco per poi la mattina scoprire solo briciole, una strada di caramelle e una scia argentata di brillantini.

È la notte delle poesie, delle filastrocche da ripetere sotto le coperte; è la notte dei sospiri, degli occhi stanchi che non si vorrebbero chiudere mai e delle orecchie tese per sentire se alla porta arrivano passi leggeri e un raglio sommesso di un asinello stanco e affamato dopo la tanta strada intrapresa. E per questa notte, per questi bambini, le paure non devono esistere, neanche quelle sotto il letto o dietro l’armadio. C’è solo Santa Lucia che fa un grande regalo a tutti: l’opportunità di tornare col cuore bambini. E non c’è carbone che tenga, marachella combinata: c’è solo il bisogno di una leggerezza gentile, di assaporare l’immagine di quel bambino che in pigiama, piedi scalzi e cuore che batte forte, segue una striscia di zuccherini variopinti. E salta di gioia, urla felice. Quasi gli manca il fiato tanta è la sorpresa. Ma non si tratta dei balocchi o dei dolciumi: quell’emozione è l’aver capito che il suo sogno, immaginato a lungo, disegnato su paginette di quaderno, raccontato in quel cortile di scuola, è realtà. È vero, sicuro, è una certezza. Lui è stato ascoltato, la sua attesa innocente è stata ripagata. Perché bisogna ancora essere capaci di sognare, ce lo meritiamo sempre e comunque: i sogni hanno sempre fatto muovere il nostro difficile mondo. Come in quel cortile con il naso all’insù

Fabiana Tinaglia

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