Lunedì 10 Marzo 2014

Lavori pubblici, è il crollo

In cinque anni è -72 per cento

Caschi di sicurezza per il cantiere
(Foto by Ansa)

Meno 72 per cento di appalti pubblici in cinque anni tra città e provincia. Il dato è drammatico e fotografa da un’altra angolatura la crisi inarrestabile dell’edilizia. I Comuni bergamaschi non fanno più le opere e quelle poche gare che si fanno vengono prese d’assalto: a Bergamo negli ultimi anni i bandi superano stabilmente i 100-150 partecipanti. Anche altrove è così.

Il caso Osio Sotto (che raccontiamo qui accanto) è emblematico con 161 imprese che hanno partecipato alla gara per rifare solo il tetto della scuola. «Ormai è normale vedere 200 o 300 imprese presentarsi per un appalto – racconta Ottorino Bettineschi, presidente dell’Ance Bergamo –. Stiamo attraversando un periodo difficile non solo dal punto di vista finanziario, ma anche della mancanza di lavoro. E le due cose insieme sono un mix esplosivo». Ecco spiegato perchè ci si butta a pesce su quel poco che il mercato offre.

«Senza investimenti pubblici non si riuscirà a sbloccare la situazione di crisi», avverte Bettineschi. C’erano una volta i Pop, i Piani delle opere dei Comuni, pieni di lavori grandi e piccoli, a volte veri e propri libri dei sogni. Le amministrazioni stendevano il loro bravo elenco e qualche opera, sicuro, che la realizzavano. Oggi non si fa quasi più nulla. «A malapena riusciamo a tappare le buche», dicono i sindaci. Colpa del Patto di stabilità che lega le mani, chiude a doppia mandata le casse e non consente di spendere. Un tema caldissimo, sul quale gli amministratori di tutti i colori politici hanno dato battaglia in questi mesi.

Franco Tentorio è tra questi: «O ci consentono di spendere al di fuori dal Patto di stabilità almeno per fare gli investimenti, perché per il resto ce la caviamo e ci pensiamo da soli, o ci sarà un blocco totale dell’economia e la città è destinata a diventare più brutta» ha sempre detto. La Giunta in attesa di allentamenti al Patto ha imboccato una strada ben precisa ovvero vendere i «gioielli di famiglia» per non fermare i cantieri aperti. «Andremo avanti così fino a che non abbiamo finito di vendere» ha avvertito il primo cittadino.

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 10 marzo

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