Mercoledì 22 Gennaio 2014

Le Poverelle uccise dall’Ebola

Beatificazione sempre più vicina

Suor Floralba Rondi
(Foto by FotoBerg)

Erano in prima linea nell’assistere i malati nell’ospedale di Kikwit in Congo, lontane dai riflettori della cronaca e della fama. Poi, come i grani di un rosario doloroso, fra l’aprile e il maggio del 1995, sei suore delle Poverelle, una dietro l’altra, sono morte sulla breccia, contagiate dall’allora semisconosciuto virus Ebola, dal nome di un affluente del fiume Congo-Zaire.

L’8 aprile dello scorso anno, in casa madre a Bergamo, si era aperto il processo diocesano per la loro beatificazione, preceduto da un passo analogo nella diocesi di Kikwit. Dopo un anno di lavoro e raccolta di testimonianze, sabato alle 9, durante una Messa nel teatro della casa madre, il vescovo Francesco Beschi chiuderà il processo diocesano.

Saranno presenti, fra le altre, la madre generale suor Bakita Sartore e suor Linadele Canclini, postulatrice della causa di beatificazione. I documenti saranno portati il 23 febbraio a Kikwit, dove si terrà un rito analogo, e poi alla Congregazione vaticana per le cause dei santi.

Questi i nomi delle sei religiose (4 bergamasche e 2 bresciane): Floralba Rondi, 71 anni, di Pedrengo, la prima a morire il 25 aprile 1995, affettuosamente chiamata «mama Mbuta» dagli africani per la sua tenerezza verso i malati; Clarangela Ghilardi, 64 anni, di Trescore; suor Danielangela Sorti, 47 anni, di Lallio, che scrisse su retro di una fotografia: «Amore chiede Amore»; suor Dinarosa Belleri, 59 anni, di Villacarcina (Brescia), che diceva a tutti: «Io sono qui in Africa a seguire le orme del mio Fondatore, cioè servire i poveri»; suor Annelvira Ossoli, 58 anni, di Orzivecchi (Brescia), superiora provinciale, chiamata «la donna della vita» dagli africani per i tantissimi bambini che aveva fatto nascere in quarantatré anni di missione; suor Vitarosa Zorza, 51 anni, di Palosco, l’ultima a morire, il 28 maggio 1995: era corsa a Kikwit per assistere le consorelle, dicendo: «Perché devo aver paura? Le altre sono lì, in questo momento hanno bisogno di me».

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 22 gennaio

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