«Le vere vittime di questa crisi siamo noi cinquantenni»

«Le vere vittime di questa crisi
siamo noi cinquantenni»

«Leggo l’articolo sulla povertà in Bergamo, e le scrivo perché nonostante la mia natura e indole «politica» intesa nel senso di utilizzo del dialogo piuttosto che altre forme di espressione più acerrime, oggi mi sento in caduta libera».

Inizia così la mail di Flavio, rimasto senza lavoro. «Quest’anno compirò 51 anni, ho perso il lavoro ( direttore di stabilimento di 120 persone) recentemente a causa di problemi economici dell’azienda per cui lavoravo e dalla quale probabilmente non vedrò più un euro degli ultimi 5 mesi ( per non parlare del resto). Da dicembre a oggi avrò inviato non meno di 200 curriculum a varie aziende e società di ricerca del personale: risultato, zero totale».

«Tutti parlano della disoccupazione giovanile, ma nessuno di quella dei cinquantenni, noi siamo ai margini della società esclusi da un mercato del lavoro bruciato, ma non solo per colpa della crisi, o meglio solo in parte. Il vero problema oggi è della mentalità imprenditoriale Italiana, piccoli cervelli che hanno un solo obbiettivo: risparmiare sui costi del personale licenziandone la metà, e facendo a lavorare il doppio per lo stesso stipendio ( meglio se meno) la rimanenza. O cosi, o a casa. Ci sono i sindacati o non guadagno quello che vorrei? Delocalizziamo. Quindi oggi la crisi è un pretesto per moltissimi. Per questo che l’Italia rispetto al resto d’Europa è ultima e lo sarà ancora per molto, perché in questo momento ci sono imprenditori che stanno guadagnando come non mai. Ovviamente non parlo di artigiani».

«Un esempio ? Guardate gli annunci dove si specifica lo stipendio proposto: responsabili di stabilimento, di manutenzione, produzione... Insomma, tutti incarichi di responsabilità dove è necessaria professionalità, capacità, esperienza. E cosa propongono? Contratti a tempo determinato, cercano l’esperienza di un cinquantenne ma con un’età anagrafica di 25 anni e lo stipendio lordo? 30/32.000 Euro che al netto delle tasse sono circa 1600 euro netti al mese. Ma non si vergognano questi personaggi, ma in che Stato viviamo? È questa la vera povertà, la povertà d’animo di gente venale che mai come adesso vede la possibilità di spremere il prossimo e guadagnare di più».

«Non parliamo poi delle cosiddette agenzie di reclutamento del personale, è risaputo che il feedback è fondamentale per “calibrare” le situazioni, ma è possibile che su 200 curriculum inviati in relazione a ricerche di personale, nessuno risponde dicendo “ non va bene per questo motivo…” cosi si vedrebbe la possibilità di comprendere dove è il problema, aiuterebbe la persona che invia il curriculum a calibrare meglio il target. Niente. O peggio, ti fanno fare chilometri con spese di auto e tempo perso per non dare nemmeno una risposta definitiva. Di alcun tipo».

«Insomma siamo nella più vera e becera italianità, e non posso nemmeno emigrare perché sono troppo vecchio anche per gli altri Paesi ( che non danno la pensione a tutti come in Italia), quindi cosa dovrei fare? Rapine? Mi spiace, ma non sono capace, ma la famiglia costa, e le bollette sono da pagare. Almeno posso ancora scrivere».


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