Venerdì 10 Gennaio 2014

Morto Sandalo: smontò Prima linea

Ma l’ex terrorista non si pentì mai

Roberto Sandalo all’epoca della sua protesta contro l’Islam

Quando fece il nome di quel «Michele di Bergamo», gli inquirenti orobici in lotta contro il terrorismo si precipitarono a Torino per capire di chi parlasse. Era nientemeno che Michele Viscardi, «Miki dagli occhi di ghiaccio», colui che si sarebbe poi pentito permettendo di smantellare Prima linea in tutta Italia, partendo proprio da Bergamo. Un colpo durissimo per quegli anni di piombo. Eppure Roberto Sandalo, morto mercoledì a 57 anni nel carcere di Parma, non si era mai pentito completamente.

«Infatti no, non è giusto definirlo un pentito - spiega Gianfranco Avella, pm del “processone” contro Prima linea a Bergamo -. Al massimo possiamo chiamarlo ex terrorista. Uscito dal carcere, infatti, continuò sulla cattiva strada, tant’è vero che anche adesso era ancora in cella, a differenza di altri veri pentiti, tra cui lo stesso Viscardi, che hanno completamente cambiato vita. Certo, l’input che Sandalo ci diede per arrivare proprio a Viscardi fu comunque fondamentale». Non solo. Nell’aprile del 1980, dopo l’arresto, Sandalo riferì agli inquirenti che pure Marco Donat-Cattin, piemontese come lui e suo grande amico, era un militante di Prima linea.

Peccato che fosse il figlio del più noto Carlo, parlamentare democristiano che, proprio per quei fatti, fu costretto a dimettersi da ogni incarico, tra l’altro facendo traballare l’allora presidente del Consiglio Francesco Cossiga, reo di aver informato il collega democristiano delle frequentazioni terroristiche del figlio e aver consigliato l’espatrio per quest’ultimo: il futuro presidente picconatore venne poi salvato dal Parlamento che, a camere unite, ritenne del tutto infondata l’accusa.

Ma qui siamo già negli anni Ottanta, quando il soprannome di Sandalo è già «piellino canterino» proprio per le sue soffiate ai magistrati. La carriera terroristica di questo giovane appassionato di armi inizia però molto prima, nella militanza torinese in Lotta continua e poi nella sua costola, appunto Prima linea. A quel punto i suoi soprannomi diventano «Roby il pazzo» o - pare fosse il suo preferito - «Comandante Franco», ma anche l’«alpino», perché durante la leva trafficò armi per il terrorismo nascondendosi dietro la divisa militare.

Tre i delitti di matrice terroristica ai quali partecipò a Torino, come da sua stessa ammissione: quelli dell’imprenditore Carlo Ghiglieno, del barista Carmine Civitate, titolare del bar dell’Angelo di piazza Stampalia e in realtà ucciso per errore, e del vigile urbano Bartolomeo Mana, freddato durante una rapina in banca. Arrestato, Sandalo snocciolò una lista di nomi agli inquirenti, portando all’arresto di decine di terroristi e contribuendo allo smantellamento di Prima linea.

Anche per questo la condanna a undici anni e mezzo scese ai soli due che trascorse dietro le sbarre. Nel novembre dell’82 Sandalo era infatti già un uomo libero, con un nuovo nome, quello di Roberto Severini. Dopo una parentesi in Kenya, tornò in Italia negli anni Novanta avvicinandosi alle «Camicie verdi» dell’allora nascente Lega Nord, fino a quando Mario Borghezio scoprì la sua vera identità e ne chiese (e ottenne) l’espulsione. Era il gennaio del 1999.

Arrestato e prosciolto per non aver commesso una rapina nel 2002, cinque anni più tardi tornò alla ribalta per una serie di personali iniziative a sfondo anti-islamico. Che sfociarono anche in reati, visto che l’ex Comandante Franco compì attentati dinamitardi ai danni di moschee di Milano e Brescia. L’ultimo arresto risale all’aprile del 2008: dopo 28 anni l’ex terrorista di Prima linea era tornato di nuovo dietro le sbarre, stavolta nella veste di terrorista anti-islamico. La nuova condanna fu di 9 anni e 9 mesi, ma senza sconti. E infatti la stava scontando nel carcere di Parma dove mercoledì, per cause naturali, questo ex terrorista mai realmente pentito è morto.

Fabio Conti

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