Martedì 03 Giugno 2014

«Papa Roncalli, buon pastore»
Sotto il Monte ricorda Papa Giovanni

Il vescovo di Bergamo mons. Beschi
(Foto by Yuri Colleoni)

«Il 3 giugno si ricorda ogni anno la nascita al cielo di Papa Giovanni XXIII. Quest’anno la memoria si fa particolarmente significativa nella scia di grazia della sua canonizzazione, come dono prezioso che tocca la vita della nostra Chiesa di Bergamo». Sono le parole del vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi, pronunciate in occasione del cinquantunesimo anniversario della morte di Papa Angelo Roncalli. Martedì sera 3 giugno, alle 20,30, a Sotto il Monte, paese natale di Giovanni XXIII, è stata celebrata una Messa presieduta dall’arcivescovo di Milano, cardinal Angelo Scola.

«Come ho scritto nella lettera che ho consegnato a Papa Francesco nel giorno della canonizzazione - prosegue monsignor Beschi -: tanto grande è la gioia altrettanto la riconoscenza.Benediciamo il Signore per il dono della santità di Papa Giovanni XXIII e di Papa Giovanni Paolo II. La proclamazione di questo dono davanti alla Chiesa e al mondo alimenta la speranza che scaturisce dal Vangelo e da coloro che lo testimoniano in modo luminoso; nello stesso tempo ci sprona a ricercare, appassionatamente e con intima gioia, di raccogliere la seminagione di Vangelo che avviene attraverso i suoi testimoni e di coltivare quanto è stato seminato nella vita di ciascuno di noi, nella sua specifica vocazione e missione e nella vita di tutte le nostre comunità».

Papa Roncalli fu sin dall’inizio un «buon pastore» un «padre» per i suoi fedeli, e il mondo «ha bisogno di questo stile di vita buona che San Giovanni XXIII alimentava». Così l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha ricordato Roncalli nella sua omelia. «Fin dall’inizio - ha ricordato Scola - Roncalli interpretò e visse il suo ministero episcopale richiamandosi all’immagine evangelica del buon pastore».

«Come suo successore a Venezia ho potuto toccare con mano, attraverso testimonianze e scritti, il suo continuo e tenace approfondimento di questo tema decisivo» ha detto l’’arcivescovo di Milano che ha letto alcuni passi scritti da Roncalli: «Qui - scriveva il Papa Buonoa Venezia - si vive come in famiglia, con rispetto, con sincerità, con evangelica carità». «Il buon Pastore dà l’anima sua per le sue pecorelle.

Questo è tutto per me: il mio proposito, la mia vita».

Poi - ha aggiunto Scola - «la “pastoralità” diventa paternità che si fa “tutto” a tutti per salvarne ad ogni costo qualcuno. E il tema della paternità dà al pastore la carica espressiva dell’amore oggettivo ed effettivo per i suoi fedeli» «Il nostro mondo, attraversato da fatiche e violenze la cui portata spesso spaventa, ha oggi più che mai bisogno - ha concluso il cardinale Scola - di questo stile di vita buona che San Giovanni XXIII alimentava immergendosi nella Parola di Dio e nei Padri della Chiesa. Essa non è certo bonomia, ma discreta e costante volontà di farsi carico degli altri, per camminare insieme verso la casa del Padre».

Papa Roncalli fu sin dall’inizio un «buon pastore» un «padre» per i suoi fedeli, e il mondo «ha bisogno di questo stile di vita buona che San Giovanni XXIII alimentava» Così l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha ricordato oggi Roncalli nella sua omelia, nel corso della celebrazione eucaristica di ringraziamento per la canonizzazione di Papa Giovanni XXIII che si è tenuta a Sotto il Monte, paese natale del pontefice divenuto santo.

«Fin dall’inizio - ha ricordato Scola - Roncalli interpretò e visse il suo ministero episcopale richiamandosi all’immagine evangelica del buon pastore. Come suo successore a Venezia ho potuto toccare con mano, attraverso testimonianze e scritti, il suo continuo e tenace approfondimento di questo tema decisivo» L’arcivescovo di Milano ha letto alcuni passi scritti da Roncalli: «Qui - scriveva il ’papa buonò a Venezia - si vive come in famiglia, con rispetto, con sincerità, con evangelica carità» «Il buon Pastore dà l’anima sua per le sue pecorelle.

Questo è tutto per me: il mio proposito, la mia vita» Poi - ha aggiunto Scola - «la “pastoralità” diventa paternità che si fa ’tutto a tutti per salvarne ad ogni costo qualcunò. E il tema della paternità dà al pastore la carica espressiva dell’amore oggettivo ed effettivo per i suoi fedeli» «Il nostro mondo, attraversato da fatiche e violenze la cui portata spesso spaventa, ha oggi più che mai bisogno - ha concluso il cardinale Scola - di questo stile di vita buona che San Giovanni XXIII alimentava immergendosi nella Parola di Dio e nei Padri della Chiesa. Essa non è certo bonomia, ma discreta e costante volontà di farsi carico degli altri, per camminare insieme verso la casa del Padre»

«Siamo riconoscenti a Sotto il Monte, culla dell’Angelino, come lo chiamavano ancora in età avanzata, terra che ha ospitato la vita di un grande santo la cui incidenza non cessa di aumentare e aumenterà in questa fase di travaglio in cui tutti siamo immersi». Lo ha detto l’arcivescovo di Milano Angelo Scola, stasera nell’omelia della Messa celebrata nella parrocchiale di Sotto il Monte nel cinquantunesimo anniversario della morte di San Giovanni XXIII. Il cardinale è affiancato da tutti i vescovi lombardi. «Voglio anzitutto dire la mia gioia commossa per questo invito, giunto assai gradito - ha proseguito Scola - e del quale ringrazio in modo speciale il vescovo Francesco e in modo del tutto particolare il cardinal Capovilla (già segretario di Papa Roncalli, ndr), che ci ha appena intrattenuto con una profonda e lunga testimonianza sulla figura di San Giovanni XXIII Papa.

Oggi i vescovi di tutta le diocesi lombarde sono qui e questo dice la consapevolezza che tutti abbiamo dal grandissimo dono rappresentato da questa canonizzazione per la Chiesa universale e in modo particolare per le nostre chiese lombarde».

«Tutti crediamo di saper amare, perché per esperienza ne sappiamo qualcosa e non ci decidiamo ad amare i giovani. Dove sono i giovani stasera? I giovani sacerdoti che oggi sono qui hanno questo compito». Lo ha detto il cardinale di Milano, Angelo Scola, stasera nell’omelia della Messa celebrata nella parrocchiale di Sotto il Monte per i 51 anni dalla morte di San Giovanni XXIII.

«Vedo tanti capelli bianchi e tanti anche tinti, ma vedo pochi giovani - ha aggiunto -: non è che non ci siano, conosco bene la grande esperienza degli oratori bergamaschi, però la questione dobbiamo porcela. L’amore oggettivo ed effettivo che bisogna aver la pazienza di insegnare fin da ragazzi e subito dopo i primi sacramenti, a partire dalla prima media, è un compito fondamentale che il cuore di fanciullo che Giovanni XXIII ha mantenuto fino alla fine, ci lascia».

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