«Prendo la bici e scappo a casa» Ma alla stazione è diventato un rischio

«Prendo la bici e scappo a casa»
Ma alla stazione è diventato un rischio

«Recuperare la propria bicicletta alla stazione per andare a casa dopo una giornata di lavoro è diventato un grosso rischio». Così inizia la lettera di protesta di un cittadino.

«Spero - scrive il lettore - che qualcuno si degni di fare qualcosa di concreto. La situazione è ormai da tempo insostenibile. Tutte le sere, tornando da Milano a tarda ora (di solito non si rientra alle 21 per puro piacere), recuperare la propria bicicletta per andare a casa dopo una giornata di lavoro è diventato un grosso rischio. Personaggi poco raccomandabili, di qualsiasi nazionalità essi siano (lo sottolineo per evitare faziose strumentalizzazioni), pensano che sia loro diritto accamparsi vicino alle biciclette, o addirittura sopra, per mangiare, ubriacarsi, fumare ed ascoltare musica a tutto volume. Questo non gli basta, dato che utilizzano i cestini delle biciclette come bidoni dell’immondizia».

«E quando si cerca di recuperare il proprio mezzo - aggiunge il lettore -, la cosa migliore che può capitare è di essere presi in giro oppure insultati. E’ meglio non rispondere e fare silenzio, per evitare conseguenze fisiche alla propria bicicletta oppure, peggio, a sè stessi. Non serve nemmeno avvisare educatamente le pattuglie della polizia che sporadicamente si appostano sul piazzale della stazione».

«Il paradosso poi è che, se si parcheggia la bicicletta altrove, magari legandola ad un palo o ad una pianta, potrebbe accadere che qualche zelante vigile appioppi pure una bella multa. E questo, ovviamente, intanto che i gentiluomini di cui sopra gozzovigliano a poche decine di metri di distanza nella terra di nessuno». «Ora, è il momento che qualcuno dia una risposta - su legge ancora -. E non la solita replica moralista di circostanza, accompagnata da promesse lodevoli che poi restano puntualmente tali. Il tempo delle parole è finito. Vogliamo i fatti. Delle buone intenzioni non ce ne facciamo niente. E di tornare a casa con la bici rotta, pestati oppure (peggio) accoltellati non abbiamo nessuna voglia, solo perchè lavoriamo fuori città».

Il lettore pone poi alcuni interrogativi

«Qualcuno vuole degnarsi di stabilire dei controlli periodici e ripetuti in quella zona (non una volta ogni tanto) da parte delle forze dell’ordine?»

«E’ così difficile montare delle telecamere da inserire nel già funzionante sistema di vigilanza cittadino?»

«Vogliamo fare rispettare le leggi anche a queste persone, che pensano di poter fare qualsiasi cosa senza nessuna conseguenza, mentre l’onesto cittadino che paga le tasse e lavora non può sgarrare di un millimetro?»

«Vogliamo risolvere definitivamente il problema senza semplicemente spostare questi individui da una zona indesiderata all’altra (l’importante è che sia ben nascosta, così nessuno li vede)? E per favore, non adduciamo come scusa gli ormai interminabili lavori di ristrutturazione della stazione di bergamo, che vanno avanti da più di due anni e che chissà quando finiranno. Un cittadino esasperato ed indignato».


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