Rognoni non risponde alle domande
Il successore? Mercoledì un bando

Il nuovo direttore generale di Infrastrutture Lombarde che prenderà il posto di Antonio Rognoni, dopo il suo arresto, sarà scelto attraverso un «avviso pubblico che mercoledì sarà pubblicato su Burl», il bollettino ufficiale della Regione Lombardia

Il nuovo direttore generale di Infrastrutture Lombarde che prenderà il posto di Antonio Rognoni, dopo il suo arresto, sarà scelto attraverso un «avviso pubblico che mercoledì sarà pubblicato su Burl», il bollettino ufficiale della Regione Lombardia. Lo ha annunciato in Consiglio regionale il presidente Roberto Maroni. «Un avviso pubblico - ha spiegato - che ho voluto per individuare il dg che intendo nominare nel più breve tempo possibile e che sarà scelto esclusivamente tenendo presente le comprovate qualità professionali in base ai curricula».

Intanto ci sono novità sulle indagini: l’amministratore delegato di Expo 2015 Giuseppe Sala, il responsabile unico del procedimento Carlo Chiesa e il general manager Angelo Paris non avrebbero tenuto un comportamento «irreprensibile e lineare» in quanto, «pur con gradi di responsabilità diversi, attraverso le loro condotte fattive ed omissive hanno comunque contribuito a concretizzare la strategia volta a danneggiare indebitamente la Mantovani per tutelare e garantire, si ritiene, più che la società Expo 2015 Spa il loro personale ruolo all’interno della stessa». È quanto scrive la Guardia di Finanza di Milano nell’informativa depositata tra gli atti dell’indagine sul «metodo Ilspa» che ha portato in carcere l’ex Ad di Infrastrutture Lombarde Antonio Rognoni, il capo dell’ufficio gare Pierpaolo Perez e agli arresti domiciliari altri sei professionisti.

La considerazione delle Fiamme Gialle si riferisce alla vicenda della gara della piastra di Expo (cioé la piattaforma su cui saranno costruiti i padiglioni) poi vinta dalla Mantovani con un ribasso del 43%. Nel suo rapporto la Gdf ha inoltre voluto inquadrare «il contesto nel quale si è sviluppato il rapporto di collaborazione tra Expo 2015 Spa (non è indagata, ndr) ed il supporto di IL Spa» relativamente all’aggiudicazione dell’appalto. Secondo le Fiamme Gialle la società al cento per cento della Regione avrebbe «decisamente condizionato l’andamento complessivo della gara e la sua aggiudicazione finale. Inoltre, come emerge dalle carte, Rognoni era stato definito in un’intercettazione del 21 maggio 2012 da Paris «il satrapo».

E sempre su Expo interviene il presidente della Regione: «Allo stato attuale, non risulta che siano state formulate contestazioni - ha puntualizzato Roberto Maroni - per turbative d’asta che riguardino direttamente l’aggiudicazione dei lavori nell’area di Expo 2015. Non risultano altresì addebiti per condotte commesse dagli indagati in danno della società Infrastrutture Lombarde né per corruzione nell’affidamento ed esecuzione delle commesse pubbliche gestite da Infrastrutture Lombarde. Le turbative d’asta citate nell’ordinanza riguardano solo due ipotesi contestate a due studi legali - Carmen Leo e Magrì & Associati - che lavoravano contemporaneamente per la stazione appaltante IL Spa e per alcune aziende che avrebbero poi concorso alle gare condotte da IL Spa. Anche in questo caso, comunque, la presunta turbativa non riguarda - e non si ripercuote - sui lavori appaltati. È mio dovere, da Presidente della Regione, da uomo delle Istituzioni oltre che da fermo sostenitore dello stato di diritto, ritenere tutte le persone coinvolte nell’indagine innocenti finché non sia provata la loro colpevolezza. La presunzione di innocenza è principio giuridico di civiltà, è scritto nella Costituzione e vale per tutti».

Con una curiosità: oltre tre milioni di euro in quattro anni è lo stipendio come manager pubblico di Antonio Rognoni in carcere da giovedì scorso. Nella loro ricostruzione gli investigatori hanno riportato che il manager, che dal 2008 lavora nel pubblico, il 2 agosto 2006, insieme alla moglie e ai genitori, ha costituito un fondo che comprende 17 immobili, tra appartamenti, negozi e relative pertinenze. E poi che l’anno successivo, nel 2007, ha costituito un trust «denominato Trust Giatola, in relazione al quale ha dotato il trustee Project Life Trustee srl» di 2 milioni di euro. Nel 2010 poi i beneficiari di questo trust, che viene dotato di nuovi beni per 760 mila euro, sono infine diventati i figli. Le Fiamme Gialle, tra l’altro, hanno sottolineato che, in contemporanea ai due incarichi nelle società regionali, era anche nel Cda della Società Italiana per Azioni per il traforo del Monte Bianco «ed ha ricoperto altri incarichi pubblici», tra cui, dal 2009, per la nomina da parte del Governatore dell’Abruzzo Gianni Chiodi, già commissario per la ricostruzione post-terremoto, quella «di soggetto attuatore per le opere offerte dalla Regione Lombardia».

Martedì intanto i primi interrogatori davanti al gip Andrea Ghinetti. E mentre Rognoni ha preferito non rispondere alle domande l’ex capo dell’ufficio gare, Pier Paolo Perez ha rivendicato la correttezza del suo operato e con una dichiarazione spontanea ha sottolineato che «gli incarichi erano effettivi, congrui e assegnati dell’interesse della Regione che, quindi, non ha ricevuto alcun danno».

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