«Sanità, bene le aperture serali»
Petteni: ora anche i medici di base

«Siamo soddisfatti che la giunta abbia varato la sperimentazione dell’apertura serale degli ambulatori. Auspichiamo che prosegua anche con gli ambulatori dei medici di base, attraverso forme di associazionismo». Lo dice Gigi Petteni.

«Sanità, bene le aperture serali» Petteni: ora anche i medici di base
Gigi Petteni
(Foto di Bedolis)

«Siamo soddisfatti che la giunta abbia varato la sperimentazione dell’apertura serale, il sabato e la domenica, degli ambulatori ospedalieri, uno dei punti principali del nostro documento di proposte per la riforma della sanità lombarda presentato il 15 aprile scorso al presidente Roberto Maroni. Si proceda in questa direzione, come chiedevamo, anche con gli ambulatori dei medici di base, attraverso forme di associazionismo. Auspichiamo inoltre che prosegua con decisione e si traduca in azioni sempre più concrete anche l’operazione-pulizia avviata in questi giorni dal presidente, in risposta agli ennesimi scandali ed episodi di corruzione». Così Gigi Petteni, segretario generale Cisl Lombardia, nel corso di un incontro sulla sanità in Lombardia tenutasi lunedì mattina 19 maggio.

«Bisogna continuare su questa direzione, sia sul fronte delle azioni e decisioni per riportare trasparenza ed etica nel mondo degli appalti, anche della sanità – aggiunge Petteni – sia per procedere al riordino del sistema delle cure lombardo, con un approccio sempre più attento alle esigenze del territorio».

L’apertura serale, sabato e domenica degli ambulatori dei medici di base e specialistici fino a sera tardi è solo una delle proposte avanzate dalla Cisl Lombarda che, nel documento presentato agli esponenti della politica regionale e locale, nonché agli «addetti ai lavori» quali medici e operatori del settore, chiede tra l’altro di «abolire i superticket; cambiare il sistema delle nomine puntando sulle competenze e quindi scegliendo direttori amministrativi e sanitari tra i dirigenti già dipendenti del sistema; sperimentare la figura dell’infermiera di famiglia, già presente in altri Paesi europei; introdurre formule di mutualismo integrativo per la copertura di prestazioni extra-Lea e alcuni servizi socio-sanitari domiciliari selezionati».

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