Giovedì 07 Agosto 2014

Siria: la Procura avvia un’indagine

Il padre: fiducioso in giustizia e in Dio

Vanessa Marzullo nella foto tratta dal suo profilo Facebook. Ansa

«Fiducioso nella giustizia, e nel Signore anche»: così Salvatore Marzullo, padre di Vanessa, la cooperante di Brembate rapita in Siria, ha risposto a Repubblica Tv. L’uomo ha descritto la figlia e Greta Ramelli, l’altra giovane rapita, come «prese dal cuore più che dalla testa» nella loro azione.

Salvatore Marzullo gestisce un ristorante a Verdello. Spesso, nel tempo libero, la ventunenne aiuta il padre come cameriera. Salvatore ha descritto la figlia Vanessa come una ragazza partita per la Siria con tanto «entusiasmo per poter aiutare i bambini che hanno bisogno», quindi «non aveva altri scopi, solo di aiutare chi soffre».

Nell’intervista video ha spiegato che sentiva la figlia «un giorno sì e uno no» e che Greta e Vanessa erano partite «solo loro due, due ragazze che ci credevano», perché «erano così prese dal cuore che non usavano la testa nella vita».

Accanto al locale del padre c’è un pub, «On the road», dove conoscono bene Vanessa e dove anche giovedì mattina sottolineavano quanto siano per lei fondamentali la sua passione e il suo impegno per la Siria. Amici e conoscenti sono comunque piuttosto riservati, in queste ore, in attesa di notizie confortanti.

Il 31 luglio l’ultimo accesso di Vanessa su WhatsApp

Risale a una settimana fa, giovedì scorso, l’ultimo accesso di Vanessa Marzullo a WhatsApp, l’applicazione con la quale era solita restare in contatto con i familiari e gli amici in Italia.

Proprio da giovedì scorso gli amici non avevano più ottenuto alcuna sua risposta: il programma consente di leggere l’ultimo accesso dell’utente che si vuole contattare. E, nel caso di Vanessa, era stato appunto venerdì 31 luglio: nella notte successiva sarebbe stata rapita.

Apprensione e attesa a Brembate

Cresce l’apprensione a Brembate per le sorti di Vanessa. Fino a un mese fa la giovane aveva vissuto in un appartamento di via Torri: ora la cooperante, la mamma Patrizia Virga e il fratello Mario, 20 anni, si sono trasferiti a Osio Sotto per permettere alcuni interventi di ristrutturazione della casa di Brembate.

La giovane, nata a Cosenza, si è trasferita con la famiglia a Brembate nel 2000. I vicini di casa l’avevano vista circa un mese fa e avevano cercato di convincerla a non partire per la Siria, visto la guerra civile nel Paese mediorientale. Ora sono increduli e attendono notizie sulle sorti di Vanessa.

Siria: la Procura di Roma avvia un’indagine

La procura di Roma ha aperto un fascicolo in relazione alla scomparsa delle due volontarie italiane, la bergamasca Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, mentre si trovavano in una casa nei dintorni di Aleppo, in Siria. Si ipotizza il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo.

L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo, che ha già ricevuto una prima informativa. Del caso si sta occupando l’Unità di crisi della Farnesina.

L’associazione Progetto Horryaty: nessuna dichiarazione

«A nome del Progetto Horryaty vorrei dire che non saranno rilasciate dichiarazioni a nessuno»: lo ha scritto su Facebook Roberto Andervill, terzo responsabile del progetto Horryaty, di cui le due cooperanti rapite in Siria sono fondatrici.

«Tutte le informazioni sul Progetto sono su questa pagina - aggiunge -. Tutte le altre informazioni, ammesso che ce ne siano, non saranno divulgate».

Andervill afferma anche che «non saranno tollerati commenti di nessun genere» sulla pagina dell’associazione, dopo che con ogni probabilità ne sono stati postati diversi non proprio piacevoli. «Questo Progetto - conclude - continuerà a esistere appena Greta e Vanessa saranno di nuovo con noi. Grazie per il sostegno».

Un giornale: «Il gruppo ha già fatto sequestri»

Sarebbe un gruppo armato che in passato ha già rapito diversi attivisti e giornalisti quello responsabile del sequestro in Sira delle due cooperanti italiane, Greta Ramelli e la bergamasca Vanessa Marzullo.

Lo riferisce il sito del quotidiano giordano Assabeel, citando come fonte un attivista locale corrispondente di alcune testate.

Il doppio sequestro, secondo la stessa fonte, è avvenuto nella località di El Ismo, a ovest di Aleppo, nella casa del «capo del Consiglio rivoluzionario» locale, dove le due giovani erano ospitate.

Con loro, afferma ancora la fonte, vi era anche un giornalista italiano, Daniele Raineri de Il Foglio, che è riuscito a fuggire e ha dato l’allarme.

«Le due italiane - precisa Assabeel - sono state viste per l’ultima volta venerdì 1 agosto». Il sito non fornisce il nome del gruppo autore del rapimento, né precisa se si tratti di un’organizzazione criminale o di una formazione di matrice politica. Ma aggiunge che diversi suoi membri sono stati in passato uccisi in azioni militari.

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