Mercoledì 18 Giugno 2014

Speleologi bergamaschi in prima linea

nella task force per salvare Johan

In cima al tunnel, finalmente si intravede la luce. C’è cauto ottimismo fra i soccorritori (compresi numerosi bergamaschi) impegnati da ormai dieci giorni in Baviera per strappare alle viscere della terra lo speleologo Johan Westhauser, 52 anni, bloccato nella grotta Riesending-Schachthöle dallo scorso 8 giugno.

Per tutta la giornata di martedì 17 giugno è continuato l’avvicendamento delle squadre di tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (Cnsas) e dei tecnici tedeschi, austriaci e svizzeri della task force internazionale, mentre le squadre croate (aggiuntesi negli ultimi giorni) sono pronte all’imbocco della grotta ad intervenire in caso di emergenza.

I soccorritori hanno diffuso una mappa che dettaglia le tappe di risalita della barella, a conferma di un’impresa al limite dell’impossibile che certamente farà letteratura nel campo del soccorso in grotta in condizioni ostili. «Dopo essere ripartita dal Campo 3 alla profondità di meno 720 metri – recita un comunicato di aggiornamento diramato martedì 17 giugno - la barella ha superato un primo pozzo verticale di 70 metri ed alle 2 della notte fra lunedì e martedì è stata fatta una sosta per stabilizzare il ferito e permettere ai sanitari di effettuare il monitoraggio dei parametri vitali. Alle 6.30 la barella aveva superato altre verticali e meandri ed è arrivata al Campo 2 alla profondità di meno 490 metri».

Quest’ultimo è un risultato importante, se si pensa che la profondità di partenza, teatro dell’incidente, era addirittura di meno 1000 metri, ma ovviamente ancora provvisorio. La prolungata permanenza in grotta, con un’assistenza giocoforza di fortuna, è un fattore di rischio comunque altissimo per il ferito e mette a dura prova anche gli uomini impegnati nei soccorsi.

In molti punti i passaggi sono estremamente difficoltosi e per superare pochi metri è necessario approntare corde, studiare misure e ideare soluzioni ad hoc per il transito. Dopo essere stato adagiato su una prima barella fornita dagli svizzeri, lo speleologo è stato trasferito su quella più leggera fornita dagli italiani, idonea per i cunicoli e i passaggi verticali. Dopo il campo due sarà possibile, lungo alcuni tratti, innalzare la barella con speciali teleferiche e non attraverso la sola forza delle braccia. Come segnalato nei giorni scorsi la presenza italiana (e bergamasca) fra i soccorritori è particolarmente significativa. Rino Bregani, milanese, è stato il primo medico a raggiungere il ferito all’interno della grotta e a praticare le prime cure all’infortunato. Bregani è rimasto in grotta per ben 85 ore consecutive: un dato eccezionale.

A quanto è stato possibile appurare (ma l’elenco non è completo) fra i bergamaschi sono attivi in grotta Roberto Facheris, Giovanni Merisio, Giorgio Tomasi, Giorgio Pannuzzo e Marzia Sassi. Gli italiani in tutto sono una quarantina e sei-sette di loro fanno parte dello staff che dirige le operazioni, compresi Roberto Corti, responsabile nazionale del Cnsas e Andrea Gigliuto, responsabile della IX Delegazione Speleologica Lombardia che ha sede a Stezzano. «La barella è ripartita anche dal campo 2 – conferma Gigliuto in un telegrafico contatto telefonico – ma ci sono ancora meandri molto difficoltosi da attraversare. Non è possibile fare previsioni, ci auguriamo che si possa salutare il lieto fine nei prossimi due giorni».

In queste ore la task force che lavora in profondità affronterà la grande frattura verticale lunga 250 metri e larga circa 1 metro, a quota meno 430. Il trasporto della barella, effettuato dai tecnici ancorati su entrambe le pareti verticali della frattura, risulta particolarmente complesso anche perchè dovrà essere superata una cascata che ne invade la parte centrale e sottostante. L’attenzione dei media di tutto il mondo sulla vicenda è particolarmente alta. È emerso che Johan Westhauser (il ferito) è originario di Stoccarda ed è tra gli scopritori del complesso di grotte e cunicoli più profondo della Germania dove è avvenuto l’incidente. Avrebbe serie ferite alla testa e al torace, ma viene definito «stabile e cosciente». La missione continua e, per fortuna, la speranza cresce.

Giambattista Gherardi

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