Venerdì 07 Marzo 2014

Treviglio, arrestati ladri e mafiosi

Ma il Commissariato sta per chiudere

Treviglio, il commissariato di polizia
(Foto by Cesni Foto)

Gli ultimi due che hanno arrestato sono Vincenzo Cotroneo e Giuseppe Ramon Stillitano, di Misano e Calvenzano e accusati rispettivamente di associazione mafiosa e riciclaggio. L’attività del commissariato di Treviglio arriva fino al contrasto alla ’ndrangheta – la cui radicazione nel territorio della Bassa è, ormai da anni, considerata un dato di fatto – passando per interventi meno eclatanti ma che vanno comunque a garantire maggiore sicurezza ai 38 paesi della pianura bergamasca sui quali i 38 uomini del vice questore aggiunto Angelo Lino Murtas hanno competenza.

Eppure il ministero dell’Interno sembra intenzionato a non fare alcun dietrofront: è infatti datato 3 marzo – dunque lunedì – l’ultimo documento inviato ai questori dal direttore generale del Dipartimento della pubblica sicurezza Gaudenzio Truzzi, nel quale si conferma il piano del 17 febbraio scorso, con il taglio di 11 commissariati, compreso quello di Treviglio. Un distaccamento della questura – l’unico della Bergamasca – che negli ultimi anni non è certo stato carente in fatto di risultati. Soltanto nel 2013 gli agenti del commissariato hanno controllato circa 2 mila persone e mille vetture, vale a dire, in media, rispettivamente più di cinque e quasi tre ogni giorno.

La politica locale si sta muovendo per evitare la chiusura: nel corso della riunione dei capigruppo è stato deciso che alle 10 di sabato 22 marzo si riunirà il Consiglio comunale di Treviglio in una seduta straordinaria nel corso della quale si tratterà proprio il tema della chiusura del commissariato. Il timore è che il territorio perda questo presidio di polizia proprio in concomitanza con l’apertura dell’autostrada Brebemi, in programma per il prossimo 1° luglio. Per questo ora nella città della Bassa ci si sta organizzando anche con delle raccolte di firme. Sul fronte ministeriale, però, il dado sembra ormai tratto.

Per saperne di più leggi L’Eco di Bergamo del 7 marzo

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