Venerdì 10 Gennaio 2014

Valanghe, pericolo ancora alto

Il sopravvissuto: «Rischiai troppo»

Andrea Zecchetti

È un inverno anomalo quello appena iniziato che, alle perturbazioni in quota, abbina temperature sopra la media con un rischio di valanghe decisamente alto. «Tre marcato» su tutte le Orobie fino a giovedì, quello del bollettino nivo meteorologico dell’Arpa, sceso a «due moderato» per venerdì.

Cosa significa? Paolo Valoti, oltre a essere presidente dell’Unione bergamasca Cai e consigliere nazionale del sodalizio, è anche istruttore nazionale di scialpinismo.

«Con un livello di rischio come quello fino a ieri – spiega Valoti – tra gli ottanta itinerari indicati anche dal Cai nelle Orobie bergamasche, dovrebbero essere assolutamente evitati quelli con difficoltà alpinistiche contraddistinti dalle sigle Bsa (Buon sciatore alpinista) e Osa (ottimo sciatore alpinista), il che equivale a escluderne circa la metà. Bisogna cioè evitare quelli con una pendenza che supera i 27 gradi».

Cosa significa finire sotto una valanga o sa bene Andrea Zecchetti, 38 anni, un impiego come tecnico specializzato nella manutenzione di macchine utensili e una passione per le terre alte coltivata prevalentemente sulle cime di casa. Perché i segni della valanga che lo investì in quell’ormai lontana mattina del febbraio 2010 sulla traccia che dal Montebello, sopra Foppolo, conduce al lago Moro se li porta ancora addosso.

«È stata un’esperienza molto dura – ricorda Zecchetti che all’epoca risiedeva a Ponte San Pietro, mentre oggi abita a Palazzago – e non solo dal punto di vista fisico. Anche quella mattina indossavo l’Artva ed ero partito nella convinzione di aver scelto una gita senza particolari problemi». Arrivato in vetta molto presto, praticamente all’alba, lo scialpinista decise però di proseguire e di dirigersi verso il lago Moro, purtroppo lungo un versante decisamente rischioso.

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