Martedì 01 Dicembre 2009

Crisi, il peggio sembra passato
Bergamo, primi segnali di ripresa

Il periodo compreso tra la fine del 2008 e la prima metà del 2009 è stato estremamente difficile per l’economia mondiale, che ha attraversato la peggiore crisi del dopoguerra. La caduta nell’attività produttiva e negli scambi è stata intensa e non ha risparmiato alcuna economia, risultando condivisa da tutti i paesi (industrializzati ed emergenti), il che ne ha accentuato peraltro l’entità.

La fase peggiore, però, appare passata; il punto di minimo è stato toccato nei primi mesi dell’anno, e dalla primavera i principali indicatori hanno cominciato a segnalare un miglioramento del ciclo economico. A livello mondiale è condiviso il superamento del punto di minimo, ma non la velocità della ripresa; il recupero appare ormai avviato nei paesi emergenti, mentre in quelli industrializzati è solo all’inizio.

L’economia italiana ha condiviso la crisi mondiale, evidenziando una netta caduta dei livelli produttivi.

L’attività economica nella provincia di Bergamo ha condiviso il profilo emerso su scala nazionale, anche se con una caduta inferiore a quella osservata nel dato medio nazionale (i confronti vanno però letti con cautela, dato che le metodologie alla base della rilevazione territoriale non sono le stesse usate a livello nazionale). Pure a Bergamo, comunque, come più generalmente in Lombardia, nel terzo trimestre l’attività industriale parrebbe registrare un primo graduale miglioramento.

Di tutto questo si è parlato questa mattina nella Sala Giunta della Camera di Commercio nel corso della presentazione della nota sintetica sulla situazone economica a fine 2009 e sullo stato della crisi in provincia di Bergamo, con Roberto Sestini, Ettore Pirovano, Fedele De Novellis, Manuele Samek Lodovici.

Dopo aver toccato punte negative di -12 per cento nei volumi prodotti ad inizio 2009 (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), nel terzo trimestre la contrazione della produzione dell’industria bergamasca è stata di “appena” l’11 per cento. Tale risultato però non è ancora sufficiente per parlare di inversione di tendenza per l’industria bergamasca. Difatti, guardando l’andamento congiunturale, si osserva come, a differenza di quanto rilevato per l’industria italiana, prosegua anche nel terzo trimestre la flessione dell’attività produttiva sia in Lombardia che in provincia di Bergamo. La variazione rispetto al secondo trimestre, difatti, resta negativa (-0,7 per cento per l’industria bergamasca), seppure l’entità delle cadute congiunturali sia in ridimensionamento (dopo il - 4 per cento registrato tra fine 2008 ed inizio 2009). Per il complesso dell’industria italiana, invece, nel terzo trimestre si è registrato un incremento del 4 per cento. Non c’è settore che sia stato risparmiato dalla crisi, anche se la dimensione delle perdite di prodotto è molto diversa tra i vari settori.

In alcuni settori la contrazione è stata contenuta: è il caso del settore alimentare, i cui volumi prodotti dall’industria bergamasca si sono al massimo ridotti del 3,5 per cento ad inizio anno; d’altra parte il settore alimentare è caratterizzato da una domanda dai cicli piuttosto smorzati (con crescite poco dinamiche ma anche riduzioni contenute). Ci sono poi settori che, pur avendo registrato ampie perdite nei livelli produttivi ad inizio anno, stanno evidenziando dei netti recuperi, sebbene restino ancora in contrazione; tra questi, molti settori produttori di beni intermedi, che beneficiano della fase di ricostituzione delle scorte che si sta cominciando ad evidenziare anche per l’industria italiana.

L’industria della gomma e della plastica, la siderurgia e l’industria della carta e l’editoria fanno parte di questo secondo insieme. In solo modesto miglioramento sono invece il settore dell’abbigliamento (per il quale le difficoltà congiunturali si sono sovrapposte ai ridimensionamenti strutturali) e quello della chimica. Continua invece a deteriorarsi l’attività produttiva nel settore dei minerali non metalliferi e in quello del legno e dei mobili: tali andamenti risentono anche della debolezza del ciclo delle costruzioni.

In ulteriore indebolimento anche il settore produttore di mezzi di trasporto, che per la sua connotazione settoriale in provincia di Bergamo non riesce evidentemente a beneficiare degli incentivi sull’auto. Restano ancora molto deboli le produzioni di tessile (settore rilevante nella struttura produttiva bergamasca), così come quelli di pelli e calzature. Questi settori, d’altronde, erano già in forte difficoltà ancora prima della crisi, e probabilmente ne usciranno ulteriormente ridimensionati.

Per quanto riguarda le prospettive a breve termine, gli indicatori segnalano un primo timido miglioramento. Dal terzo trimestre, infatti, anche in provincia di Bergamo le imprese cominciano a ritenere le giacenze di prodotti finiti prossime a livelli giudicati normali; questo suggerirebbe che il ciclo delle scorte potrebbe ripartire a breve anche per l’industria bergamasca, sebbene in misura meno netta rispetto a quanto rilevato su scala nazionale, con effetti positivi sui livelli produttivi. Guardando poi al portafoglio ordini, si rileva come questi, dopo quattro trimestri consecutivi di flessione anche profonda, abbiano svoltato dal secondo trimestre, tornando a migliorare. In particolare, la ripresa della domanda appare più intensa per la componente estera, il cui peso sul fatturato dell’industria bergamasca non è trascurabile.ù

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a.ceresoli

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