Martedì 26 Gennaio 2010

Centro di cerealicoltura a rischio
Appelli da politici e istituzioni

L'Istituto di cerealicoltura di Stezzano potrebbe essere sposato a Lodi e per mantenerlo nella nostra provincia si stanno muovendo politici e istituzioni. Lunedì 25 gennaio, durante la "Giornata del mais 2010” alla Camera di Commercio, l'assessore all'Agricoltura della Provincia Enrico Piccinelli ha evidenziato come sia importante un rilancio del Centro specializzato del C.R.A. di Stezzano in attività di ricerca avanzata nel settore Innovazione genetica dei vegetali, rappresentando un traguardo strategico importante sia a livello nazionale, sia a livello locale, non esistendo nulla di simile in Italia.

«Poiché l'ambito territoriale interessato è ad un'elevata densità di imprese agricole e industriali di cui Bergamo è un esempio indicativo - continua l'assessore Piccinelli - lo spostamento del nostro centro a Lodi rappresenterebbe una grave perdita per l'agricoltura bergamasca, considerando inoltre l'incognita lavorativa per le 35 persone a cui il centro dà lavoro». L'assessore ha rivolto un appello al Ministro all'Agricoltura Luca Zaia affinché rivaluti la posizione del Ministero a tal proposito, confermando la presenza di questo importante istituto di ricerca nella sede di Bergamo.

L'unità di ricerca per la maiscoltura di Bergamo è stata costituita nel 1920 grazie al contributo di enti e istituzioni locali. Dal 2004 è parte integrante del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA), ente vigilato dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali. Fin dall'inizio la stazione ha contribuito allo sviluppo della maiscoltura italiana con la creazione di varietà adatte alle condizioni pedoclimatiche nazionali, e nell'immediato dopoguerra con l'introduzione e l'adattamento dei mais ibridi.

«Per la nostra provincia – ha detto il presidente della Camera di Commercio Roverto Sestini – sarebbe un grave danno perdere un centro di ricerca simile. Per evitarlo potremmo pensare ad un allargamento delle sue finalità per lo studio di altre piante non commestibili ma ricche di oli per lo sviluppo delle bio-energie. La Camera di Commercio non può riuscire da sola in questo intento. Mi rivolgo alle altre istituzioni locali per realizzare insieme un progetto che vada in questa direzione e che poi dovrà trovare l'appoggio del ministero dell'Agricoltura».

Invito che subito è stato raccolto da Comune e Provincia. «Per quanto ci sarà possibile, garantiamo il nostro aiuto», ha risposto il sindaco di Bergamo Franco Tentorio. E martedì 26 gennaio è intervenuto sulla questione anche Gregorio Fontana, deputato bergamasco e segretario di Presidenza della Camera dei Deputati, presentando un'interrogazione al ministro Zaia: «Il rischio paventato da più parti che prossimamente il Centro Cerealicolo di Bergamo possa chiudere i battenti è molto serio - spiega Fontana - Per questo ho presentato un’interrogazione al Ministro Zaia, per chiedergli quali sono i suoi reali intendimenti sulla possibilità che il Centro di Bergamo, fondato nel 1920 e struttura di eccellenza non solo della nostra provincia ma di tutta Italia, specializzata tra l’altro nella ricerca per il miglioramento della maiscultura, possa essere chiuso e trasferito altrove, privando così la nostra provincia non solo di una struttura di grande prestigio ma anche mettendo a repentaglio il personale costituito da più di 40 unità tra dipendenti e collaboratori.

Occorre – continua Fontana – raccogliere l’appello del presidente Sestini e verificare la possibilità di fare squadra con la Camera di Commercio, privati ed enti locali interessati, per dare un futuro e per rilanciare questa importante struttura bergamasca. Già nel 2005 l’Istituto aveva rischiato un declassamento ma grazie ad un intervento diretto dell’allora Ministro Alemanno, che aveva bocciato il piano di ristrutturazione, l’istituto cerealicolo bergamasco era stato salvato. Ci appelliamo ora al Ministro Zaia affinché, come fece il suo predecessore, intervenga direttamente e blocchi questa scelta sbagliata e fortemente penalizzante per la nostra provincia».

k.manenti

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