Domenica 30 Settembre 2012

Emilio Mazzoleni, l'industriale
che portò Agnelli a Bergamo

Un uomo dalla grande autorevolezza e dalla generosa disponibilità, apprezzato nei più diversi ambienti per il suo equilibrio, un imprenditore che ha favorito una crescita costante delle sue aziende, un padre che ha saputo trasmettere il senso del dovere e della rettitudine. Ricorre mercoledì 3 ottobre il ventennale della morte di Emilio Mazzoleni, un pezzo di storia bergamasca e della grande imprenditoria, per decenni a capo dell'omonima azienda di famiglia, fondatore delle Trafilerie bergamasche, uomo di spicco del mondo confindustriale, primo presidente nazionale di Federmeccanica, oltre che grande amico di Gianni Agnelli.

Il Cavalier Mazzoleni nasce a Bergamo nel 1913. Dopo il diploma in ragioneria si trasferisce per due anni a Berlino per completare la formazione professionale. Nel 1940 diviene consigliere delegato della Fratelli Mazzoleni spa e quattro anni dopo fonda le Trafilerie bergamasche. Porta le due aziende dai 20 dipendenti degli anni Trenta agli oltre 400 degli anni Ottanta. Nel frattempo svolge un'intensa attività nel mondo dell'associazionismo imprenditoriale: dal 1966 al 1972 è presidente dell'Unione industriali di Bergamo.

Nel 1971 Agnelli propone a Mazzoleni, per il quale nutre una particolare stima, di assumere la presidenza delle neonata Federmeccanica: e così l'imprenditore bergamasco guida l'associazione di categoria proprio negli anni dei più duri scontri sindacali. Dal 1967 fa parte della Giunta di Confindustria diventandone membro permanente nel 1991, un onore toccato solo ad un altro grande industriale: Leopoldo Pirelli. Dal 1984 Mazzoleni, già insignito del Cavalierato del lavoro, diviene vicepresidente della Banca popolare di Bergamo-Credito Varesino. Un segno tangibile del prestigio nazionale di cui gode è l'incarico nel 1989 di guidare la Commissione per la riforma dello Statuto di Confindustria: del selezionato gruppo di lavoro fa parte anche Agnelli. Si tratta di un impegno gravoso e delicato che richiede doti di equilibrio e lungimiranza: due anni dopo, la proposta della Commissione Mazzoleni verrà approvata all'unanimità. Ma l'amicizia più che trentennale con Agnelli riceve un sigillo pubblico e storico nel 1991.

Nel luglio di quell'anno viene eletto alla guida dell'Unione degli industriali di Bergamo il figlio di Mazzoleni, Mario: alla prima assemblea generale della nuova gestione partecipa anche l'Avvocato che, arrivato in sala, dichiara: «Non sono solito partecipare alle assemblee delle associazioni provinciali. Ma sono a Bergamo per l'amicizia che mi lega al Cavaliere Emilio». Ed è sempre Agnelli che un anno dopo, pochi giorni dopo la morte dell'imprenditore bergamasco, testimonia al figlio Mario la sua stima: «Confindustria - gli dirà personalmente - perde uno dei suoi uomini migliori».

Ma quello tra i due grandi uomini d'impresa è un legame che passa anche attraverso la comune passione per la Juventus. Anche se un giorno Agnelli rimproverò simpaticamente all'amico bergamasco il fatto che l'Atalanta avesse venduto Donadoni al Milan: «Non te lo perdonerò mai», gli disse. Perché Mazzoleni, gran lavoratore e persona schiva, era però uomo di spirito, con il senso dell'umorismo. Nel contempo sapeva esercitare carisma e fascino tra i suoi collaboratori e operai. Ancora oggi chi lo ha conosciuto ne parla con affetto e senso di gratitudine. E i cinque figli Isa, Mario, Vanna, Alberto e Carlo, attuale presidente di Confindustria Bergamo, ne ricordano l'onestà, la correttezza e la coerenza. «Un padre - conclude Mario - di poche parole, ma dal grande esempio. Con un grande amore per la famiglia».

Gianluigi Ravasio

e.roncalli

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