Venerdì 22 Febbraio 2013

La pietra bergamasca
«vola fino a Seoul

Arrivi dopo un volo internazionale all'aeroporto di Incheon di Seoul, e cosa vedi in cima alle scale mobili, sui muri della sala business della compagnia Korean Air? Le lastre del ceppo di Gré, «pietra originale della bergamasca» secondo la definizione della nostra Camera di commercio, realizzate dalla ditta Marini Marmi srl di Castro (ma con la cava pochi metri più in là, nel comune di Solto Collina).

E proprio la Corea del Sud è l'ultima frontiera commerciale scoperta da questa azienda, che alle spalle ha quasi 120 anni di attività. «Tramite un nostro cliente italiano - spiega Giulio Marini, titolare insieme al fratello Giancarlo della srl - stiamo fornendo circa 2.500 metri quadrati di lastre di ceppo di Gré per le finiture interne e i pavimenti di un complesso residenziale di lusso nei pressi di Seoul, per la precisione a Yewon. Si tratta della terza esperienza per noi in quel Paese, dove nel 2011 abbiamo fornito la nostra pietra per la sala business dell'aeroporto internazionale della capitale e poi realizzato anche gli uffici di un'azienda privata».

La ricerca di sbocchi commerciali fuori dall'Italia è oggi una necessità essenziale e inderogabile: «Visto che il mercato interno collegato all'edilizia è di fatto bloccato - continua Marini - ci dobbiamo muovere continuamente lungo due direttrici: cercare opportunità di lavoro in Italia e costruire una solida rete commerciale in tutto il mondo».

Del resto, su questo doppio binario si sono mosse anche le tre precedenti generazioni della famiglia Marini che a Solto Collina hanno cavato il ceppo di Gré: l'esportazione oltre confine prese il via già nel secondo dopoguerra, mentre negli anni '30 dal lago d'Iseo partirono le lastre per il rivestimento dei muri posti alla base del palazzo della civiltà italiana all'Eur di Roma.

Commesse a tempi record «Per quanto riguarda l'Italia - aggiunge Giancarlo Marini - abbiamo ultimato proprio in questi giorni una grossa fornitura per un centro commerciale a Verona, per il quale abbiamo tagliato e lavorato 3 mila metri quadrati di lastre». «Se siamo riusciti a rispettare i tempi - spiega il fratello Giulio - lo dobbiamo al lavoro straordinario dei nostri dipendenti che hanno ben capito il periodo di crisi che stiamo vivendo, in cui il mercato è schizofrenico e le commesse devono essere evase in tempi record, in quanto, di fronte alla concorrenza, i nostri punti di forza sono la puntualità, la serietà e la qualità delle finiture».

Dopo che l'anno scorso per gli undici dipendenti era scattata la cassa integrazione ordinaria a rotazione, ora alla Marini Marmi srl si stanno facendo anche ore di straordinario: «Il nostro mercato ormai è così - conclude Giulio Marini - in Italia devi cogliere ogni opportunità di lavoro, stando attento a non farti mettere sotto i piedi. Chi vuole lavorare con criterio e con qualità, rischia di risultare troppo caro ma deve riuscire a far valere le proprie ragioni, trovando magari l'architetto attento che riconosce la validità del nostro prodotto».

Per quanto riguarda l'estero «noi imprenditori italiani - conclude Marini - che siamo penalizzati dal costo del lavoro, dal costo dell'energia, da una rete stradale che ci penalizza, da una burocrazia che ci strangola, vedi la vicenda del piano cave, siamo comunque bravi, perché innoviamo e perché abbiamo prodotti che nessun altro ha». Grazie a tutti questi fattori, la Marini Marmi ha tenuto di fronte alla crisi. Barcamenandosi fra una commessa e l'altra, dopo l'exploit del milione e mezzo registrato nel 2007, il fatturato del 2011 e quello del 2012 è stato sui 900 mila euro.

«Non abbiamo lasciato a casa nessuno dei nostri dipendenti per il poco lavoro - concludono i titolari - e speriamo che il mercato torni a sbloccarsi anche nel nostro Paese dove la sfida per i prossimi anni si chiama "reti di imprese" anche se in questo campo, nel nostro settore, è proprio il caso di dire che siamo all'età della pietra».

Giuseppe Arrighetti

a.ceresoli

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