Ambivere, gli studi sul Big Bang
ripartono con la tecnologia Cospal

Gli studi sul Big Bang ripartono dalla bergamasca. La Cospal, azienda di Ambivere, è nel pool specializzato che ha prodotto al Polo Sud il telescopio «Bicep2». Così si è rilevata per la prima volta l’inflazione cosmica, all’origine della nascita dell’universo .

Ambivere, gli studi sul Big Bang  ripartono con la tecnologia Cospal
Loris Rota Martir

Il nome è qualcosa che ci porta lontanissimo nel tempo, ma può diventare un crocevia scientifico fondamentale per le future scoperte legate allo spazio. L’inflazione cosmica era detta finora quella teoria, legata alla nascita dell’universo, circa 14 miliardi di anni fa con il Big Bang, secondo la quale avvenne una rapidissima quanto significativa dilatazione, durata soltanto una piccolissima frazione di secondo, che però era stata capace di creare quella discontinuità necessaria perché tutto potesse avere inizio.

Nessuno finora era riuscito a raccogliere prove certe in tal senso: ora invece, grazie alla sensibilità di un particolarissimo telescopio, situato al Polo Sud che non capta luce visibile, ma microonde, il segnale dell’«inflazione» è stato registrato, rilasciando le prime immagini delle onde gravitazionali, le stesse già previste da Einstein nella Teoria della relatività, ma mai provate fino in fondo.

Merito degli strumenti di cui è dotato appunto il super-telescopio «Bicep2», la cui costruzione, molto complessa, ha avuto tra i suoi protagonisti anche la Cospal di Ambivere (4 milioni il fatturato, di cui l’80% dedicato all’export), che da anni si occupa di antenne e strumenti legati alle comunicazioni aerospaziali collaborando tra gli altri con Nasa e Cnr.

Stavolta il committente era la Harvard University e il compito dell’azienda bergamasca era quello di trovare una soluzione ottimale per proteggere gli strumenti più sensibili del telescopio dalla fortissima escursione termica presente al Polo Sud.

«Abbiamo agito su due fronti - spiega il presidente di Cospal Loris Rota Martir -: da un lato abbiamo prodotto un involucro in grado di proteggere l’antenna dalle temperature estreme presenti al Polo Sud: dobbiamo considerare che l’escursione termica può andare dai -20 ai -70 gradi, con il rischio alla lunga di un di danneggiamento della meccanica di movimentazione del telescopio. Poi abbiamo creato una sorta di “scudo” che serve a proteggere il centro del telescopio dalle radiazioni naturali delle Terra».

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