Bollette del telefono a 28 giorni Nuovo dietrofront: niente rimborsi

Bollette del telefono a 28 giorni
Nuovo dietrofront: niente rimborsi

Le compagnie telefoniche non dovranno pagare entro il 31 dicembre due miliardi di euro di rimborsi agli utenti per aver fatturato le bollette a 28 giorni.

Le compagnie telefoniche non dovranno pagare entro il 31 dicembre due miliardi di euro di rimborsi agli utenti per aver fatturato le bollette a 28 giorni. La decisione del Consiglio di Stato arriva a pochi giorni dalla scadenza del termine che era stato fissato dall’Agcom e confermato dal Tar, scatenando la protesta delle associazioni dei consumatori: «è una vergogna nazionale».

I rimborsi erano stati disposti dall’Autorità per le telecomunicazioni a luglio scorso con quattro distinte delibere: si diffidavano Telecom, Vodafone, Wind Tre e Fastweb a far venire meno gli effetti di quella che la stessa Agcom ha definito «illegittima anticipazione» della decorrenza delle fatture, per il periodo che andava dal 23 giugno del 2017 alla data in cui è stata ripristinata la fatturazione mensile. Lettura che il Tar del Lazio ha confermato a novembre, ribadendo il 31 dicembre come termine ultimo per i rimborsi e cancellando però la multa da 1,16 milioni inflitta alle società di telefonia dall’Autorità.

Di qualche giorno fa la decisione della VI sezione del Consiglio di Stato, presieduta da Sergio Santoro, ha sospeso l’esecutività del provvedimento fino al 31 marzo: tre mesi ritenuti «congrui» dai giudici per il deposito delle motivazioni della sentenza del Tar del Lazio. «Ad un primo esame e nelle more del deposito della sentenza del Tar Lazio – si legge infatti nell’ordinanza – il prospettato danno, discendente dall’obbligo di storno (a favore di tutti i clienti, in sede di ripristino della cadenza di fatturazione mensile ed a partire dal 1 gennaio 2019) degli importi corrispondenti al numero dei giorni di disallineamento tra i due metodi cronologici di fatturazione, ben può esser mitigato lasciando la controversia “re ad ucintegra” fino al termine del 31 marzo 2019, reputato congruo in attesa del predetto deposito». Per questo, concludono i giudici, «va accolta l’istanza cautelare e, per l’effetto, sospesa l’esecutività del dispositivo impugnato».

Parole che scatenano la rabbia dei consumatori. «È una vergogna nazionale – dice il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona –. Non c’è limite al peggio, dopo il Tar ora ci si mette anche il Consiglio di Stato a sospendere un sacrosanto diritto dei consumatori». «Un brutto regalo di Natale per gli italiani» sottolinea invece il Codacons secondo il quale «non è corretto affermare, come hanno fatto le società, che i gestori telefonici avrebbero subito un danno in caso di restituzione delle somme indebitamente percepite perché grazie ai sistemi informatici eventuali bonus accreditati agli utenti sarebbero potuti tornare in automatico nelle loro disponibilità». È una decisione, aggiunge Federconsumatori esprimendo «profondo disappunto», che «per l’ennesima volta prolunga senza alcun senso i tempi previsti per la restituzione agli utenti di ciò che hanno pagato sulla base di una modalità di fatturazione illegittima».


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