Lunedì 25 Novembre 2013

Ogni mese chiudono 40 negozi

Uno spiraglio arriva dai giovani

Negozi chiusi a Bergamo
(Foto by Bedolis)

La crisi di commercio e turismo continua: nei primi 10 mesi del 2013 si sono registrate nel nostro Paese oltre 60 mila chiusure, per un saldo negativo di poco superiore alle 22mila unità. Vanno male tutti i settori ma, in particolare, continua il tracollo della moda: dall’inizio dell’anno ad ottobre si sono registrate 9.803 cessazioni di attività nell’abbigliamento, tessile, calzature e accessorie, per un ritmo di quasi 1.000 chiusure al mese. Lo denuncia uno studio di Confesercenti.

Anche in Lombardia il bilancio è in rosso: 4.089 chiusure contro 2.647 aperture (-1.442). Bergamo non fa eccezione: dalla nostra provincia arrivano segnali negativi e decisamente preoccupanti. Al 31 ottobre risultano 7.766 imprese registrate nel settore del commercio al dettaglio (1.200 alimentari, 6.566 non alimentari): a fronte di 296 nuove iscrizioni, ci sono state ben 416 chiusure, per un saldo negativo di 120 unità. Anche in città la situazione continua a essere critica: 57 aperture, 78 cessazioni.

Nel settore moda, solo nel capoluogo, le chiusure sono state 28, a fronte di solo 9 nuove aperture (-1,2% imprese registrate rispetto a un anno fa). In tutta la provincia hanno aperto 53 nuovi negozi di abbigliamento e calzature, ma si sono abbassate ben 107 saracinesche (-2,1%). Non va meglio nel settore alimentari: 45 aperture, 67 chiusure. In città le 9 cessazioni sono state solo parzialmente bilanciate da 8 nuove attività.

I tempi continuano a essere duri anche per alberghi e ristoranti, nonostante il turismo rappresenti una delle poche risorse cui attingere per contrastare la crisi: nei primi dieci mesi del 2013 il settore alloggio e somministrazione ha perso ben 367 unità, un’emorragia solo in parte bilanciata da 311 nuove imprese (saldo: -56). La città di Bergamo presenta un saldo di -17 (41 nuove iscritte, 58 cancellate). Anche per quanto riguarda i bar, in particolare, il conto è negativo: -12 in tutta la provincia (187 iscrizioni, 199 cessazioni), -9 nel capoluogo (22 aperture, 31 chiusure).

La crisi si avverte in modo particolarmente pesante nel commercio dei carburanti: in provincia sono stati aperti 5 nuovi distributori, ma 18 hanno chiuso i battenti. In città si sono registrate tre chiusure e nessuna apertura. Gli unici segnali positivi arrivano dai venditori ambulanti: in 100 hanno gettato la spugna, ma 107 hanno iniziato l’attività (saldo +7). In leggera crescita anche il commercio via Internet, a conferma che il settore può rappresentare uno sbocco alla crisi: 22 cancellazioni, 26 nuove iscrizioni al registro delle imprese (in città rispettivamente 7 e 5).

«L’emorragia di imprese – commenta Giorgio Ambrosioni, presidente di Confesercenti – non si ferma. Commercio e turismo sono schiacciati dalla crisi dei consumi interni, che è il segno distintivo di questa recessione italiana e che - insieme a una deregulation degli orari e dei giorni di apertura delle attività commerciali che non ha eguali in Europa, e che favorisce solo le grandi strutture - sta continuando a distruggere il nostro capitale imprenditoriale».

La crisi però non scoraggia la voglia di mettersi in gioco, specie tra i giovani, che sono il 40% dei nuovi imprenditori. «È la dimostrazione della voglia di non arrendersi dei nostri ragazzi che, di fronte a un tasso di disoccupazione dei giovani che macina record su record, scelgono la via dell’auto-impiego – prosegue Ambrosioni -. Adesso cerchiamo di tenerli sul mercato, in primo luogo evitando batoste fiscali, a livello nazionale o locale: gli imprenditori sono preoccupati per l’arrivo della Tares nella maggior parte dei comuni italiani, potrebbe essere la caporetto dei negozi di vicinato, soprattutto per le attività di somministrazione come bar e ristoranti».

© riproduzione riservata