Giovedì 24 Aprile 2014

Credito Bergamasco all’ultimo atto

Zonca: resterà presidio del territorio

Cesare Zonca

Quando si ferma a meditare, nel suo ufficio da presidente sopra la piazza di largo Porta Nuova, non si capisce se Cesare Zonca soffre di più per la fusione del Credito Bergamasco nel Banco Popolare o per il destino del nostro territorio.

Con lucida razionalità sa che la prima era ormai inevitabile. Con la passione del bergamasco che guarda lontano, vede forse il secondo più incerto. E quando gli si chiede di aprire lo scrigno dei desideri, diventa quasi un fiume in piena, perché di cose da fare e progettare ce ne sarebbero a bizzeffe. Progettare: ecco la parola chiave di un territorio capace di immaginare il futuro.

Un po’ come succederà, e qui il merito è della Fondazione Credito Bergamasco, con la mostra su Palma il Vecchio. Una delle perle regalate alla città. O come il progetto per la sala ipogea all’Accademia Carrara che, nonostante i no del passato, viene donato alla città nell’ambito della convenzione per il riallestimento della pinacoteca, che sarà firmata entro lunedì tra Fondazione e Comune.

Presidente, domani il sì alla fusione nel Banco Popolare è scontato. Quali sentimenti prevalgono?

«A me dispiace che si faccia la fusione e l’ho già detto: a questa banca ho dato un pezzo della mia vita. Però sono convinto che se tutti saremo vigili potremo continuare a garantire il presidio del territorio di sempre».

Il Credito Bergamasco è stato molto più di una banca.

«Ha svolto funzioni molto importanti. È stata fra le banche più radicate e vicine ai clienti piccoli, medi e grandi, con un rapporto importante con l’imprenditoria che ha permesso alla nostra provincia di imboccare la strada di uno sviluppo rilevante. Non dovrei dirlo io, ma credo che il Credito Bergamasco abbia dato a tutta la provincia un grande impulso per costruire operazioni che hanno creato benessere».

In effetti nei paesi si cresceva con la filiale del Credito Bergamasco da un lato della strada e la Popolare dall’altro.

«E continuerà a essere così. Anche se in futuro tutte le banche dovranno ridurre gli sportelli. La densità di un tempo derivava anche dalla necessità di evitare spostamenti da un paese all’altro. Oggi non è più così. Inoltre, la generazione telematica non va più in filiale. Vedendo mio nipote di 15 anni, ho capito che la mia generazione, che non ha saputo diventare telematica, ha la stessa posizione che all’inizio del ’900 aveva chi era analfabeta verso chi sapeva scrivere».

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