Mercoledì 09 Luglio 2014

Crisi dell’edilizia: in Italia

abbattuti quasi 800 mila posti

Tasse sulla casa aumentate del 200% in 3 anni, quasi 800 mila posti di lavoro in meno da inizio crisi e più di 14 mila azienda fallite, un calo degli investimenti di 58 miliardi in 7 anni. Sono numeri da bollettino di guerra quelli riportati nel nuovo Osservatorio congiunturale dell’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili.

In particolare, secondo i dati dell’Osservatorio, il calo degli investimenti ha riguardato la nuova edilizia abitativa (-58,1%), l’edilizia non residenziale privata (-36,3%), le opere pubbliche (-48%) mentre si è registrato un netto aumento per la manutenzione e ristrutturazione, aumentata del 23,6%, anche grazie all’efficacia degli incentivi fiscali. A crollare invece i permessi per costruire nuove abitazioni, solo 58 mila nel 2013, un livello vicino a quello del 1936. Anche all’inizio di quest’anno gli investimenti in nuova edilizia sono diminuiti del 9,2%.

«Se non si attivano subito le risorse – dice l’Ance – nel 2015 gli investimenti del settore crolleranno di un ulteriore 2,4%. Anche se negli ultimi mesi, almeno per quanto riguarda il mercato abitativo, qualcosa sembra si stia muovendo nuovamente con un aumento delle compravendite (+4,1% nel primo trimestre dell’anno rispetto allo steso periodo del 2013) e una crescita dei mutui concessi alle famiglie (+9,3%). Segnali, da prendere al volo, dice il presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, che chiedendo al governo di escludere gli investimenti per il settore dal Patto di stabilità sottolinea «siamo all’anno zero: da qui o si riparte o rischiamo di non riuscire a risollevarci più» e spiegando che gli interventi sono possibili.

L’esempio è quello del decreto «Sblocca Italia» annunciato dal governo entro la fine del mese: secondo Ance si potrebbero mobilitare subito almeno 5 miliardi tra le risorse stanziate con diversi provvedimenti e non ancora utilizzate. Tra i diversi settori, rileva infatti l’associazione dei costruttori sono a disposizione 3,8 miliardi per le scuole, 1,6 per il rischio idrogeologico, tra 1 e 2 miliardi per le opere bloccate e incompiute.

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