Ex Gleno, 25 posti di lavoro a rischio Nuovo presidio: «Istituzioni, dove siete?»

Ex Gleno, 25 posti di lavoro a rischio
Nuovo presidio: «Istituzioni, dove siete?»

I sindacati Fp-Cgil e Fisascat-Cisl: «A pochi giorni dalla scadenza dell’appalto, il 30 giugno prossimo, e nonostante le ripetute richieste di intervento, ancora nessuna notizia chiara arriva sul futuro dei lavoratori della casa di riposo di via Gleno a Bergamo. È una vergogna: inaccettabile che a perdere il lavoro (quando il lavoro c’è) siano persone che da anni garantiscono servizi, assistenza e qualità».

Così per la seconda volta nel giro di due settimane, i lavoratori protestano organizzando un presidio, previsto per venerdì 19 giugno, a partire dalle 14, davanti all’ingresso della residenza D della Rsa di via Gleno.

Con una lettera spedita ad inizio maggio la fondazione Carisma, titolare della Rsa, aveva annunciato ai sindacati la disdetta del contratto di appalto con la cooperativa sociale Monterosso che da anni gestisce il servizio di assistenza di una delle quattro palazzine (la residenza D, appunto). La conseguenza diretta, spiegano i sindacati, è stata quella di mettere a rischio il posto di 35 lavoratori (25 a tempo indeterminato e 3 a tempo determinato, tutti operatori addetti all’assistenza, a cui vanno aggiunti sette infermieri liberi professionisti). «Ad oggi – spiegano i sindacati – i posti a rischio sono scesi a circa 25: la fondazione Carisma ha, infatti, comunicato l’intenzione di assumere direttamente una decina di persone, riservandosi di “scegliere” chi».

«La strategia della Rsa è chiara – dicono i sindacati – avevano detto all’inizio della vicenda i sindacati: lasciare a casa i vecchi lavoratori visto che quelli nuovi, grazie alla Legge di Stabilità, fanno risparmiare. Questa vicenda mette in luce, infatti, una grande contraddizione: la Legge di Stabilità votata a fine dicembre 2014 conteneva risorse per la decontribuzione finalizzate alla stabilizzazione dei posti di lavoro. La sua applicazione, nella più grande casa di riposo della provincia di Bergamo, rischia di produrre lavoratrici e lavoratori disoccupati».

«Dove sono le istituzioni? – si chiedono Leopoldo Chiummo della Fp-Cgil e Giovanna Bettoni di Fisascat-Cisl di Bergamo – Non possiamo pensare che la scelta di lasciare a casa questi lavoratori sia stata presa per incassare agevolazioni fiscali sulla pelle di dipendenti da anni impegnati nella struttura e sulla base di leggi pensate, invece, per favorire occupazione stabile. Negli ultimi giorni abbiamo avuto segnalazioni dell’avvio di affiancamenti: sono comparsi, cioè, i nuovi lavoratori accanto a quelli della cooperativa. Naturalmente abbiamo segnalato l’irregolarità, visto che si tratta di interposizione di manodopera (lavoratori di due aziende diverse impegnati nella medesima mansione). Intanto, attendiamo una convocazione dal prefetto, a cui abbiamo chiesto un incontro. Non possiamo poi non menzionare il disagio che dal 1° luglio subiranno gli utenti a causa della mancata continuità di servizio».


© RIPRODUZIONE RISERVATA