Lunedì 11 Novembre 2013

Focus sui nuovi tributi locali:

simulazione per i contribuenti

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Un focus sui nuovi tributi locali, con una simulazione anche sui dati della provincia di Bergamo e sulle tasse che prenderanno corpo con l’approvazione della Legge di Stabilità 2014, in discussione in Parlamento proprio in questi giorni: è l’analisi proposta dall’associazione Ires Lucia Morosini di Torino, ente specializzato nelle ricerche economiche e sociali, in collaborazione con lo Spi-Cgil della Lombardia.

Lo scopo principale dello studio, a cura di Denis Baudino e con il coordinamento di Francesco Montemurro, è quello di individuare il peso fiscale e tributario che ricadrà sui contribuenti nel 2014, soprattutto su quelli appartenenti alle fasce sociali più deboli.

Di seguito il dettaglio della simulazione per i contribuenti della provincia di Bergamo, prendendo a riferimento come abitazione principale un appartamento di 4 vani, classificato in categoria A2 (cioè di livello medio): ICI 2007 abitazione principale: 149,84 euro. IMU 2012 abitazione principale: 163,72 euro (no figli) - 63,72 euro (due figli <26 anni). TASI 2014 abitazione principale: 90,93 euro (alq minima) - 227,32 euro (alq massima).

«Uno dei contenuti più rilevanti del Legge di Stabilità in discussione in questi giorni riguarda la definizione della nuova tassa su immobili e rifiuti, che dovrebbe accorpare la vecchia IMU e la Tarsu - ha commentato lunedì 11 novembre Gianni Peracchi, segretario generale provinciale dello SPI-CGIL. -. Si tratta di un provvedimento che ha una valenza economica significativa, come si può ricavare dalle proiezioni fatte (sulla base dei testi della legge per come sono oggi) da parte dell’IRES che ha lavorato su commissione dello SPI-CGIL regionale».

«Ovviamente il sindacato dei pensionati è molto attento al tema: per quanto non mediamente facoltosi, i pensionati italiani sono molto spesso proprietari della propria casa. Il dato bergamasco che emerge da questo studio/simulazione mette in risalto, prima di altre, una questione: se non verranno introdotti correttivi e soprattutto detrazioni come accadeva, invece, per l’IMU, a pagare di più rispetto al passato saranno principalmente coloro i quali non pagavano nulla».

«Potrebbe, invece, esserci un certo beneficio per chi pagava dalle 200 alle 400 euro circa di IMU nel 2012. Molto dipenderà, come in passato, dalle decisioni che verranno assunte a livello comunale, anche se sarebbe bene che la possibilità di introdurre detrazioni venisse riconfermata e disciplinata a livello nazionale».

«Come scrive la ricerca IRES, con l’introduzione della TASI ciascun contribuente pagherà un’imposta sull’effettivo valore dell’immobile dato dalla rendita catastale rivalutata, considerando la totale assenza di detrazioni, fatto salvo possibili cambiamenti futuri. Come emerge da un parere espresso dalla Corte dei Conti, poi, in questa fase di decentramento della capacità impositiva (il cosiddetto federalismo fiscale) invece di venire meno quote di imposizione a livello centrale per essere trasferite in periferia, a tasso invariato per il contribuente, accade che le tasse si sommino, seppur parzialmente, provocando un aumento complessivo della pressione tributaria».

«Il forte incremento della pressione fiscale a livello locale si pone come l’effetto perverso della parziale applicazione della legge delega in materia di federalismo fiscale (legge n. 42/2009)» si legge nell’analisi dell’IRES. «Il federalismo fiscale doveva realizzare un efficace scambio fra taglio dei trasferimenti statali e riconoscimento ai Comuni e agli altri enti territoriali di un’articolata autonomia impositiva. Inoltre, il percorso di attuazione della legge 42 era stato concepito come un equilibrato processo di transizione al federalismo, garantendo ai cittadini il vincolo di invarianza della pressione fiscale complessiva».

«Sul piano operativo, tale modello, come sostiene la Corte dei Conti in una recente relazione (Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica, 2013), “si è rivelato squilibrato e di problematica attuazione”, e la logica del coordinamento della finanza pubblica ha lasciato il passo a un “difficile intreccio fra stato centrale e autonomie locali”».

«In particolare, il punto di debolezza più forte andrebbe rintracciato nel processo di transizione, caratterizzato allo stesso tempo dall’accelerazione sul lato delle entrate (si legga taglio dei trasferimenti) e dai forti ritardi che hanno invece interessato il lato delle spese (fabbisogni standard, finanziamento delle funzioni fondamentali)».

«In conseguenza dell’assenza di compensazione fra fisco centrale e fisco locale, il livello complessivo della pressione fiscale è in effetti cresciuto in modo considerevole, anche a fronte degli spazi di autonomia tributaria concessi alle autonomie locali in attesa del completamento del federalismo fiscale».

In allegato, testo e tabelle dell’indagine IRES.

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