Domenica 29 Dicembre 2013

In Italia energia da vendere

Ma la bolletta va ricalcolata

Operatori di Innowatio a Stezzano

«Abbiamo la responsabilità di consegnare un mondo più sostenibile ai nostri figli. Ma nell’adottare una scelta politica coerente con questa prospettiva, promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili, abbiamo commesso due errori: non aver curato il dosaggio della medicina, che è stata iniettata nel sistema come una cura da cavallo, e non aver colto l’opportunità per creare un filone industriale produttivo in questo settore».

Di energia, Fabio Leoncini se ne intende come pochi. Amministratore delegato di Innowatio, ha creato da zero una realtà che oggi dà lavoro a 100 persone. Di mestiere comprano energia o insegnano a industrie e grandi catene della distribuzione a consumarne meno.

Leoncini è l’uomo giusto per fare il punto su uno dei problemi che attanagliano le piccole imprese e che l’Italia si trascina da tempo senza una strategia per venirne fuori e una strada, l’esperto la indica: quella tedesca. Ma per capire la conclusione, occorre fare molti passi indietro.

«Fino al 1987 abbiamo preparato il nostro sistema elettrico per ricevere il nucleare: si riteneva che sarebbe stato la risposta al nostro deficit e avrebbe sostenuto la crescita», ricorda Leoncini. «Con il referendum, tenutosi dopo il disastro di Chernobyl, ci siamo ritrovati senza un futuro energetico. Ma occorreva dare una risposta».

«La scelta politica andava nella direzione europea 20/20/20: entro il 2020 abbattere del 20% le emissioni di gas serra, portare al 20% la produzione da fonti rinnovabili e il risparmio energetico. L’Italia si è assunta le sue responsabilità e questo in sé è positivo. È la gestione che poi è stata critica. Occorreva dosare gli incentivi e invece sono stati un regalo».

In Italia la voce A3 della bolletta sta gravando soprattutto su artigiani, commercianti, piccole industrie e famiglie numerose con consumi superiori ai 3 kilowatt. «In Germania, invece, si è deciso di far pagare una scelta politica che è di tutti a tutti, cioè ai consumi domestici, con un meccanismo per cui i consumi inferiori, riferiti quindi a nuclei familiari teoricamente più piccoli, pagano proporzionalmente di più».

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