Venerdì 27 Dicembre 2013

Pubblico impiego, posto sicuro

ma stipendi congelati da 5 anni

Pubblico impiego, pro e contro

Se per il comparto privato delle imprese è stato un quinquennio drammatico con la chiusura di aziende e la soppressione di posti di lavoro, lo stesso non si può dire per i lavoratori del pubblico impiego.

Anche qui i problemi non mancano ma, quanto meno fino ad oggi, la pachidermica macchina pubblica non ha lasciato a casa nessuno. Un bel privilegio rispetto ai settori privati, anche se ai sindacati del settore il termine non piace.

«Non parleremmo di privilegio - dicono Emanuela Leoni e Antonio Montanino, rispettivamente segretario generale e organizzativo della Fpl-Uil provinciale (enti locali e sanità) - semmai di un piccolo vantaggio rispetto alle categorie del privato. Senza contare il fatto che per le aziende private con più di 15 dipendenti le tutele sono maggiori rispetto al pubblico».

Tuttavia, i licenziamenti collettivi non esistono nel pubblico, anche quando certi grossi enti (pensiamo ad alcune grandi città o strutture sanitarie) sono oberati da debiti che li porterebbero dritti filati al fallimento, se fossero aziende private. Anche i licenziamenti individuali per giusta causa sono una rarità, e gli stessi sindacalisti ammettono di averne seguiti ben pochi. «Il licenziamento è difficile - ammette Emanuela Leoni - ma può comunque arrivare al termine dei provvedimenti disciplinari, che vanno dalla multa alla sospensione. Io però non ne ho mai gestito uno».

I sindacalisti del pubblico impiego battono poi sul tasto del mancato adeguamento degli stipendi all’inflazione e su quello del continuo assottigliamento dell’organico, soprattutto in una provincia come la nostra afflitta da una cronica carenza di personale. «Il blocco dei contratti - dice Livio Paris (segretario provinciale di Uilpa-Uil) - pesa per 800-1.200 euro pro capite l’anno. Non è poco, considerato che lo stipendio medio di un dipendente pubblico varia dai 1.200 ai 1.800 euro».

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