Mercoledì 11 Giugno 2014

La Dalmine tiene sopra il miliardo

E guarda agli elephant projects

Luca Zanotti

La Dalmine archivia un 2013 discreto, con il fatturato in calo ma sempre sopra il miliardo, e guarda lontano. Il progetto non è a budget: questo significa che la strada è ancora lunga. Però, come dice l’amministratore delegato Luca Zanotti, «ci piacerebbe fare un nuovo impianto di trattamento termico: aumenterebbe la nostra capacità di realizzare prodotti complessi. Ma serve un’organizzazione del lavoro diversa».


Per questo il confronto con i sindacati è aperto, per vedere se è possibile. A spanne, sul piatto potrebbe esserci un investimento da 50 milioni di euro. E capacità produttiva in più. L’impianto andrebbe a intercettare infatti i cosidetti «elephant projects» o «monster projects»: progetti enormi, che da soli farebbero il 7-8% della produzione di un anno, con 30-40 mila tonnellate di tubi a volta. Ma per definizione sono lavori a intermittenza, con picchi e frenate.


Le riflessioni sono in corso. Al netto di questo sogno, Tenaris Dalmine investirà comunque altri 50 milioni anche quest’anno. Un po’ per completare quanto iniziato nel 2013: impianto per i bomboloni, raffreddamento acque dell’acciaieria, raddrizza tubi a tampone ad Arcore e trattamento acque. Un po’ per nuovi progetti su ambiente, efficienza energetica e certificazioni, in particolare con il recupero fumi dell’Ftm, il nuovo sistema di aspirazione dell’acciaieria appena installato e l’aspirazione in Ftm e Fas. A tutto questo, si aggiungeranno i 30 milioni destinati come ogni anno alla manutenzione degli impianti.

Sul piano economico l’attesa per quest’anno è mantenersi in linea con il 2013, chiuso con un fatturato di 1.112 milioni, in calo dell’11% rispetto all’anno precedente, e un utile di 64 milioni. Un miglioramento dei risultati potrebbe derivare dalle scelte degli Usa sull’antidumping: «Se a inizio luglio il Department of commerce confermerà i dazi e li prevederà anche per la Corea, avremo benefici aggiuntivi, essendo gli Stati Uniti importanti per noi», spiega Zanotti. I mercati extra europei, Usa compresi, pesano ormai per il 60% sul fatturato (50% l’anno scorso). Il resto deriva per il 20% dall’Italia e altrettanto dal resto dell’Europa.

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