Sabato 07 Giugno 2014

Sviluppo e rilancio del marchio

Pinco Pallino riparte da Pitti Bimbo

Gaetano Sallorenzo (I Pinco Pallino)

Un nuova vita per I Pinco Pallino, una «rinascita» come la chiama Gaetano Sallorenzo che guida il marchio dopo i mesi difficili dell’inverno e l’avvio di un concordato liquidatorio per l’azienda di Entratico. Che ora, tra l’altro, si è trasferita a Bagnatica e che al Pitti Bimbo, dal 26 al 28 giugno a Firenze, riparte con una nuova filosofia di prodotto e distribuzione.

La linea di moda per bambini dallo scorso maggio è sotto l’insegna di Ipp srl, società che ha sede a Milano e che fa capo al 100 per cento al fondo internazionale con base cinese Lunar Capital. Il cuore della maison resta però nella Bergamasca e per la precisione a Bagnatica dove la struttura di 35 dipendenti si è trasferita: «Qui restano l’ufficio stile e di prodotto, la modellistica, la rete amministrativa e commerciale – spiega Sallorenzo -. La produzione è oramai da anni esternalizzata, in realtà italiane che garantiscono il made in Italy di un prodotto sempre di ricerca».

Nel concordato liquidatorio sono stati quindi riassorbiti 35 dei 60 dipendenti: il restante proseguirà fino ad ottobre con la Cassa integrazione. «A fine aprile abbiamo firmato il cosiddetto “affitto d’azienda” che ci permette di operare e continuare con la produzione, effettuando il passaggio dei dipendenti in forze alla Ipp Srl. Obiettivo è arrivare all’omologazione del concordato a fine anno, anticipando così la data ipotizzata per luglio 2015 – continua Sallorenzo -. In presenza del l’omologazione, Lunar Capital potrà effettuare l’acquisizione».

Con un obiettivo prioritario: «Lavorare sul nuovo piano di sviluppo e rilancio del marchio» prosegue Sallorenzo. Sviluppo che passa dal Pitti: «Torniamo a sfilare, raccontando una collezione rinnovata nel prodotto e nella sua filosofia». L’appuntamento è per il 26 alle 16 nella storica location della Sala Ottagonale dell’Area Monumentale della Fortezza da Basso: «La nuova collezione sarà più fruibile: tessuti ed input stilistici più “giornalieri” che declinano il gusto della griffe in una proposta più idonea alle nuova generazione». Questo per «costruire una struttura di brand più accessibile». Anche in termini di budget: «Per dialogare con i diversi segmenti di mercato».

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