Costruire insieme Mattarella rilancia
Il presidente Mattarella con Papa Francesco (Foto by Ansa)

Costruire insieme
Mattarella rilancia

La parola chiave del discorso di fine anno di Mattarella è «costruttori». Costruire insieme con gli strumenti delle virtù repubblicane: la solidarietà, il senso di comunità, la consapevolezza che il destino di ciascuno è legato a quello degli altri, la capacità di trasformare la paura in energia creativa. Un impianto concettuale, quello del presidente, che non a caso si salda con il ringraziamento per l’affetto di Papa Francesco, «testimone di speranza e di giustizia», trasmesso al popolo italiano. Gli strumenti che hanno fondato il primo contrasto al Covid vanno mantenuti e rilanciati nella missione del 2021: l’anno intenso della ripresa. Abbiamo i numeri per farcela, precisa il presidente della Repubblica, alludendo non solo alle risorse materiali che stavolta ci sono, ma anche a quei valori usciti dal cilindro di un’italianità di tutto rispetto che ci ha fatto superare momenti che apparivano imbattibili.

L’idea più autentica di identità nazionale. Possiamo ricordare la ricostruzione postbellica e la stagione del terrorismo. L’Italia, come tutti gli altri Paesi, transita ora in una fase diversa dalla precedente e Mattarella, entrato nell’ultimo anno di permanenza al Quirinale, la rappresenta con la giusta misura. Al termine di un anno terribile, ha riposto nella fiducia e nell’unità del Paese le condizioni per uscire dall’emergenza. Se ne viene fuori solo con la coesione, affidandosi alla scienza, ai medici, alle istituzioni.

Quindi il capo dello Stato si vaccinerà e qui, con parole chiare in un terreno molto delicato, spiega che la vaccinazione è un dovere associato a una scelta di responsabilità. Il giurista che siede al Quirinale anche in questa circostanza ha trovato la sintesi, che è poi la cifra del suo magistero: far combaciare, cioè, il discorso alto e istituzionale con il sentire della gente comune. Un discorso che pure le opposizioni hanno apprezzato, e non era esattamente scontato al di là del galateo istituzionale. Un record di ascolti, oltre 15 milioni le persone che hanno seguito il messaggio di fine anno, 5 milioni in più rispetto al 2019. Circostanze particolari, certo, e speriamo irripetibili, comunque il segno di aspettative alla ricerca di un punto di riferimento che garantisca le ragioni della speranza.

Dal presidente né buonismo né retorica, semplicemente il principio di realtà, afferrata dal lato costruttivo. Senza sconti, perché quello di Mattarella è stato un discorso di verità, incrociando le attese degli italiani: sofferenti e ragionevoli. Sofferenti perché è durissima, ragionevoli e coraggiosi perché capaci di reagire. Il presidente non ha rinunciato a dire le cose come stanno. Che la pandemia ha acuito vecchie fragilità e ha generato nuove disuguaglianze. Che ci sono stati errori, senza dimenticare quanto di positivo è stato ottenuto. Che nella stessa Europa l’assenza di solidarietà dimostrata nella crisi finanziaria è stata sostituita dal ripristino dei valori comuni e dei cittadini. Contrariamente a quel che pensa una minoranza rumorosa (la valutazione è nostra), Mattarella ha fissato un punto fermo: non siamo in balìa degli eventi. Con uno sguardo, che ha attraversato tutto l’intervento, dominato dalla pietas e dalla coscienza di non vivere una parentesi della storia: la memoria, il ricordo dei tanti morti, l’omaggio all’impegno generoso di medici e operatori sanitari, la vicinanza a chi più di altri patisce le conseguenze economiche, i gesti concreti di molti.

Dunque, ognuno deve fare la propria parte e qui s’inserisce il tempo dei costruttori che, ovviamente, deve convivere con la dialettica politica (nessuno detiene il pallino della verità), ma inserita nei fondamenti della Repubblica nel momento estremo della chiamata all’unità. Il tratto è garbato, il lessico non è insistito, ma l’appello è esplicito. Chi ha orecchie per intendere intenda: «Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire vantaggi di parte. È questo quel che i cittadini si attendono». Pur senza far nomi, le parole del presidente paiono opposte a chi insegue la crisi di governo. Non è un caso che Conte, al centro dell’offensiva renziana, abbia ripreso il tema dei costruttori. Un Paese che attende vaccini (le cui consegne rischiano già di essere insufficienti, come segnalava ieri BioNTech) e soldi non capirebbe il trauma di una crisi di governo, peraltro al buio e non chiarissima nelle motivazioni: segnala certo un malessere della maggioranza, non è priva di sostanza politica, tuttavia è sospettabile di coltivare interessi di parte nel momento più inopportuno per il Sistema Paese.

Quell’Italia che in questi giorni il commissario europeo, Gentiloni, ha sollecitato ad accelerare sui fondi dell’Ue prima che il nostro Paese diventi un problema a Bruxelles. Per dirla con il capo dello Stato: abbiamo sì le carte in regola, però bisogna rimettersi in gioco, cambiando ciò che va cambiato. È la partita della vita di tutti, giocata sulla ripresa economica e sociale: gli uni con gli altri, insieme nell’ultimo tratto del mandato di Mattarella.


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