Sguardo oltre i confini: la Gen Z cambia il lavoro ovunque, persino nel no profit

CAPITALE UMANO. Dalla ricerca britannica emerge un dato chiaro: anche nel no profit la Gen Z non rinuncia a salario, crescita e benessere. Un segnale che supera i confini e racconta un cambiamento globale nel rapporto tra giovani e lavoro

Le etichette servono per orientarsi. Ma nel lavoro, sempre più spesso, finiscono per confondere. Per anni abbiamo separato due mondi come se non potessero parlarsi: da una parte il lavoro retribuito, dall’altra il no profit, dove la vocazione dovrebbe bastare a compensare tutto il resto. È proprio da qui che vale la pena partire per capire cosa sta succedendo oggi tra i giovani e il lavoro. Perché se anche nel settore dove il senso dovrebbe prevalere sul salario emergono richieste economiche, aspettative di crescita e bisogni di benessere, allora significa che il cambiamento è più profondo. E soprattutto è trasversale.

Uno sguardo oltre i confini

Per leggerlo davvero, però, serve allargare lo sguardo. Uscire dai confini nazionali e osservare cosa accade altrove, anche in contesti che sembrano lontani dai nostri. È quello che fa l’Osservatorio Delta Index: mettere in relazione dati, esperienze e ricerche internazionali per capire se le trasformazioni che vediamo in Italia sono locali o parte di un fenomeno più ampio.

Il caso del no profit britannico

È in questa prospettiva che si inserisce la ricerca britannica “Expectations and Values at Work: A Generational View 2026” condotta a novembre 2025 da CharityJob, la principale piattaforma di recruitment dedicata al settore no-profit del Regno Unito. Il report scardina, infatti, uno dei più grandi pregiudizi esistenti proprio riguardo questo settore: la convinzione che la vocazione possa sostituire la stabilità economica. I dati di CharityJob restituiscono invece una realtà molto più pragmatica, in cui la competitività salariale, e non solo, ha smesso di essere un tabù ed è diventata un pilastro della scelta professionale per il 57% dei giovani, anche per chi sceglie di dedicare la propria vita al sociale.

Le priorità della Gen Z

Una volta garantita la base economica emerge poi una gerarchia di valori irrinunciabili per la Gen Z, che vede al primo posto la ricerca di un ambiente rispettoso e inclusivo (74%), seguito dalla necessità di sicurezza sul posto di lavoro (56%), dal grado di autonomia operativa riconosciuto ai dipendenti (55%), che considerano sempre più importante impegnarsi per aziende capaci di impattare positivamente sul territorio a livello sociale (52%) e comunicare internamente in modo coerente e limpido (44%).

È evidente come gli under 27 non intendano più il lavoro soltanto come uno scambio tra tempo e denaro, anche in contesti senza scopo di lucro, ma come uno spazio in cui le proprie competenze possono emergere solo se ricambiate da elementi imprescindibili, attraverso i quali vengono valutate attrattività e credibilità di un’azienda.

Crescita, pressione e salute mentale

Quest’ultima non può però limitarsi ad attrarre un giovane nella fase iniziale, ma deve saper anche come mantenerlo nel corso del tempo, evolvendo insieme ad un mondo sempre più globalizzato e mutevole. La Gen Z manifesta infatti un’urgenza di progressione che mette alla prova la tenuta delle strutture gerarchiche tradizionali, con il 62% degli under 27 che si aspetta una promozione entro due anni dall’assunzione e il 7% che lo pretende, addirittura, nei primi dodici mesi.

Questa volontà di avanzamento verso l’alto non è mera ambizione, ma desiderio profondo di uno sviluppo professionale che il 76% ritiene essenziale, alimentato anche dalla consapevolezza che il mercato lavorativo di oggi sia saturo, tanto che il 74% dei giovani avverte la pressione dei troppi candidati per ogni singola posizione. In questo contesto estremamente competitivo la salute mentale diventa il fattore su cui si basa la qualità di un’azienda capace di accogliere i giovani, il 77% dei quali richiede supporto psicologico che possa aiutarli a fronteggiare un ambiente lavorativo sempre più esigente.

Un cambiamento globale, non locale

È proprio alla luce di questi dati che il divario tra la realtà britannica e quella italiana si accorcia, confermando come i giovani, indipendentemente dal contesto in cui sono occupati, cerchino ovunque gli stessi requisiti: salario, trasparenza, prospettiva di crescita e benessere. Difatti, le trasformazioni che osserviamo sul nostro territorio fanno parte di un cambiamento che non è locale, ma globale e generazionale.

L’Osservatorio Delta Index volge costantemente lo sguardo alle dinamiche internazionali proprio per decodificare queste tendenze e offrire alle aziende strumenti indispensabili per fronteggiare trasformazioni che, superate le vecchie etichette, stanno riscrivendo le fondamenta del nostro vivere sociale e produttivo.

Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz

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