Mercoledì 09 Luglio 2014

Il vigile bagnino

Un bagnino con il binocolo (foto d’archivio)

Trauma distorsivo al rachide cervicale. Infrazione costale dell’emitorace destro. Ma anche una meno esotica contusione al ginocchio. Erano le cause delle prolungate assenze per malattia di un vigile urbano milanese (ancora in servizio) che in concomitanza con l’arrivo dell’estate veniva tartassato dalla malasorte.

Ogni biennio, preciso come la bolletta della Tasi, ecco un malanno: nel 2006, nel 2008 e nel 2010. E il povero ghisa perseguitato dalla sventura era costretto a continue visite mediche, a una raffica di certificati, a mesi di assenza dal lavoro.

Unica consolazione: non era costretto a trascorrere il periodo di inattività nella torrida Milano, ma si trasferiva a Guardia Piemontese in Provincia di Cosenza. Dove c’è una spiaggia, ci sono stabilimenti balneari e lui, per non stare con le mani in mano, faceva il bagnino.

Tre mesi in costume da bagno e con il doppio lavoro: si occupava dei pattini e delle sdraio, ma continuava a ricevere lo stipendio da vigile. Lo ha smascherato un’inchiesta della procura - pm l’altrimenti noto dottor Alfredo Robledo - e ieri l’uomo è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione per truffa. Anche i due medici che gli avevano firmato i certificati con complice leggerezza sono stati perseguiti e a loro volta condannati.

Il bagnino con la contusione a un ginocchio guaribile in tre mesi è stato pedinato, filmato e incastrato. Ma il punto di partenza è illuminante: una serie di foto da bellimbusto abbronzato che lui aveva postato su Facebook. A dimostrazione che sulla rete la vanità è senza rete.

Giorgio Gandola

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