L’ultimo metrò

Giorgio Gandola

L’ultimo metrò. Niente di romantico, è il titolo di un fallimento annunciato che ha in sè accenti di malinconia e ci dice molto delle cause della crisi strutturale persistente in Italia.

L’ultimo metrò. Niente di romantico, è il titolo di un fallimento annunciato che ha in sè accenti di malinconia e ci dice molto delle cause della crisi strutturale persistente in Italia. L’ultimo metrò è quello partito alle 22.15 del primo aprile dal centro di Salerno alla periferia orientale.

Una ferrovia locale in superficie pomposamente chiamata metropolitana, i cui fasti sono durati cinque mesi e che rimarrà a imperituro esempio dei faraonici e astratti orizzonti del sindaco Vincenzo De Luca. Per costruire l’infrastruttura sono stati necessari vent’anni, per farla partire è servita la determinazione dello stesso De Luca, che la inaugurò nell’autunno scorso annunciando di avere ottenuto l’accordo di gestione dal viceministro dei Trasporti in persona. Vale a dire da se stesso.

Forse ricorderete il doppio incarico, il conflitto di interessi, la polemica istituzionale e l’imbarazzo del premier Enrico Letta. Ecco, quel metrò è fermo perchè sono finiti i soldi. Cinquanta milioni per realizzare l’opera, 1,6 milioni per cominciare a gestirla e poi il nulla.

Il contratto provvisorio con Trenitalia è scaduto due giorni fa e la regione Campania (che a detta di De Luca aveva promesso di rilevare i costi di gestione) s’è tirata indietro. Morale: tutti a piedi. Ora De Luca, nel frattempo tornato a fare il sindaco a tempo pieno dopo il cambio di governo, accusa il presidente regionale Caldoro senza giri di parole: «È un delinquente». Ma in città si fa largo l’ipotesi che il primo cittadino abbia voluto fare il passo più lungo della gamba. Ovviamente con i soldi di tutti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA