L'intervista a mister Colantuono
«Mi piacerebbe non perdere più»

Mister Colantuono ha rilasciato un'intervista esclusiva a Pietro Serina. In estrema sintesi: «L'Atalanta ha lavorato bene nel mercato, sono arrivati i giocatori che cercavamo. Con il Siena abbiamo la rosa migliore, ma è più difficile vincere la B che salvarsi in A».

Mister, che mercato! Con una squadra così il campionato lo vincerebbe chiunque.
«Vabbò, che vi devo dì... Eh, eh, vincono tutti, ci mancherebbe...».

Beh, giudichi lei questo mercato.
«Niente da dire, l'Atalanta ha lavorato bene, sono arrivati giocatori con le caratteristiche che cercavamo, che vengono a puntellare un organico a fine andata primo con 42 punti. Ma è facile dire che Marilungo è il futuro, Delvecchio porta fisicità e centimetri, Bjelanovic è la tipica prima punta che non avevano. Ed è un ragazzo squisito».

Questo è un difetto: lei di solito li vuole grandi, grossi, brutti e cattivi.
«L'altra sera ho sentito Galliani in tv che sottolineava l'importanza di avere una squadra fisica».

Messi è il più basso di tutti.
«Di Messi ce n'è uno. Lo so che senza qualità non vinci i campionati, ma so anche che senza forza e fisicità non fai tanta strada. Soprattutto in B».

Che delusione questa B. Il livello medio sembra sempre più basso.
«A me pare sempre uguale: equilibrio, aggressività, battaglia. Il simbolo della serie B è Atalanta-Varese, qui ogni partita la puoi vincere o perdere, contro tutti. L'agonismo appiattisce i valori. Livorno-AlbinoLeffe sembrava una partita chiusa, invece sul campo è successo il contrario».

Frosinone-Atalanta...
«Il Frosinone è ultimo ma merita ben altro, ha un buon attacco, troveremo un ambiente caldissimo. Non sarà una passeggiata».

L'Atalanta sulla carta è nettamente più forte. Giusto?
«Avremo tante più possibilità di vincere quanto più giocheremo come contro il Varese».

Torniamo al mercato. Meglio l'Atalanta di Siena e Novara. O no?
«Diciamo che sulla carta Atalanta e Siena hanno una rosa migliore, ma in B non ci sono certezze. E il Novara non molla».

Il Novara ha vinto solo tre delle ultime 11 partite?
«Davvero? Uhm... sono poche. Eppure il Novara non mi sembra una delle squadre che partono sparate e poi calano. Vedremo. In B servono un rendimento omogeneo e, da primavera, una crescita costante».

Le va riconosciuto: le sue squadre a primavera volano. Li facciamo 90 punti? Con l'organico che ha...
«E ridaje con l'organico. Il Siena a fine andata era terzo a 40 punti, raddoppiando i nostri 42 si arriva a 84. Magari ne bastano 83...».

Come ci arriviamo?
«Come all'andata: 13 vittorie».

Questo vuol dire che perderà altre cinque partite?!
«No, quella è la nota stonata dell'andata. Perché ci sta di perdere una partita perché non la giochi, come a Empoli. O di perdere per un episodio quando regna l'equilibrio, come a Siena. Ma a Novara meritavamo noi. E di Piacenza vi assicuro che mi ricordo fin quando campo...».

Resta il Livorno. Lo riconosca: quella sera ha sbagliato lei.
«Io ricordo tanti episodi sfavorevoli: il palo, l'autogol, l'inferiorità numerica. Però riconosco che probabilmente ho fatto scelte che non si sono rivelate corrette. Ma le ho fatte in buonafede e, come sempre, giudicando il lavoro settimanale».

Quella sera i tifosi bergamaschi l'hanno presa di mira.
«Per la verità non solo quella sera, ma non direi proprio tutti i tifosi bergamaschi. Diciamo una parte di quelli che vengono allo stadio. La curva no, per esempio. Mi spiace beccarmi un sacco di parolacce, però mi rendo conto che l'episodio del mio passaggio al Palermo non si cancella. Ma non ne voglio più parlare».

Lei non vede altri motivi? Il gioco non sempre ha convinto.
«Sono i risultati a determinare le stagioni, e io ho l'incarico di portare l'Atalanta in serie A. Sul piano del gioco abbiamo fatto bene sia con il rombo che con il 4-4-2, lo spettacolo lo si fa sempre in due, in classifica abbiamo i punti che ci siamo meritati. E sono tantissimi, ve l'assicuro».

Sabato i bergamaschi han gradito la prestazione della squadra.
«Io non farò mai polemica con i tifosi, lavoro e basta. Non voglio baci e carezze, dico solo che ogni tanto una pacca sulla spalla non farebbe male».

Non faccia la vittima. Il suo futuro?
«Non faccio la vittima, chiedo applausi per i ragazzi. Il mio futuro è la conquista della serie A, arrivandoci scatterà un altro anno di contratto. Se la società non mi manda via...».

Questa squadra, in serie A?
«Secondo me è più difficile vincere la B che salvarsi in A. Questa squadra se la giocherebbe con tutti».

Che ritorno prevede?
«Noi dobbiamo sempre giocare per vincere. Siamo come un rinoceronte, la forza. Però sarà decisivo aggiungerci l'astuzia della volpe».

Bella questa. E sul piano tattico?
«L'alternativa resta il rombo. Ma per adesso non si cambia, i risultati contano».

E sul piano dei risultati?
«Anzitutto dobbiamo migliorare il rendimento offensivo. Siamo la seconda difesa, ma abbiamo preso gol evitabili. Possiamo migliorare anche lì. E vi dico anche da qui alla fine mi piacerebbe non perdere più. In tal caso di partite basterebbe vincerne 11...».

Però! Festeggeremmo davvero la promozione in una delle tre gare da giocare a Bergamo dal quartultimo al penultimo turno.
«Sarebbe bello, come cinque anni fa. Ma va bene anche all'ultima giornata...».

E ai playoff?
«No, i playoff no...».

Pietro Serina

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