Domenica 15 Aprile 2012

Bergamo ricordi Piermario
dedicandogli la curva Sud

Sperava nel calcio, Piermario Morosini. Sperava che almeno il calcio potesse restituirgli qualcosa. Il sorriso di una vittoria, la gioia di un gol, l'affetto della gente. Sperava nel calcio perché il resto gliel'aveva già portato via il destino.

Prima la mamma, poi il papà, poi un fratello. Una scarica di colpi. E lui in giro per l'Italia a giocare, a cercarsi una rivincita. Con i piedi sul campo e le radici a Bergamo. La sorella da aiutare, la fidanzata Anna con cui costruire un futuro.

Niente. Nemmeno il calcio è stato al fianco di questo ragazzo, cresciuto nell'Atalanta senza mai la gioia di un applauso del Comunale, perché le logiche spesso assurde di quel mondo lo portarono a Udine ancor prima di guadagnarsi l'esordio in prima squadra, che è il traguardo sognato da tutti quei bimbi che saltellano a Zingonia.

Lui no, mandato in comproprietà in Friuli e poi, da lì, in mille altri posti, diventando uno di quei tanti «figli» del vivaio che fanno sorridere d'orgoglio gli occhi di Mino Favini. Bravi calciatori, vagabondi del pallone ma capaci di rimanere buone persone nonostante la fama, i soldi e i macchinoni possano far girare la testa anche ai migliori.

Poco più di 15 anni fa la famiglia atalantina perse disgraziatamente Federico Pisani. Esuberante, esplosivo, un inno all'imprevedibilità del calcio. Gli è stata dedicata, per ricordarlo, la Curva Nord. Che è un po' com'era lui.

Ecco: se dobbiamo adesso pensare a qualcosa per questo povero ragazzo, ci viene in mente l'altra curva. Dedicare a Piermario Morosini la Curva Sud potrebbe essere il modo giusto per farlo rientrare con onore - e da atalantino - in quel campo sognato negli anni del vivaio e che il destino gli ha negato.

L'Atalanta e il Comune ci pensino, ma non facciano passare troppo tempo. Le cose migliori sono quelle che si fanno con il cuore, con l'istinto, senza troppo rifletterci su.

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r.clemente

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