La supplica a Papa Giovanni La riflessione del vescovo a Sotto il Monte

La supplica a Papa Giovanni
La riflessione del vescovo a Sotto il Monte

Martedì 17 marzo alle ore 17.30 il vescovo ha unito l’intera diocesi raccogliendosi in preghiera a Sotto il Monte per invocare la «carezza» di Papa Giovanni XXIII, il santo pontefice bergamasco, e donare forza e consolazione a tutti e a ciascuno.

Dopo la preghiera del Rosario dal Santuario dell’Addolorata di Borgo Santa Caterina in Bergamo e dopo la Via Crucis davanti al Crocifisso Miracoloso di Rosate conservato nella nostra Cattedrale e alla reliquia della Sacra Spina in via eccezionale fatta giungere da San Giovanni Bianco (sul sito della Curia www.diocesibg.it si possono trovare i testi e il video) il Vescovo Francesco ha dato vita a un nuovo momento di preghiera per accompagnare gli ammalati, per consolare coloro che soffrono, per sostenere gli operatori sanitari e coloro che stanno operando per il bene comune in diverso modo: ha unito l’intera diocesi raccogliendosi in preghiera a Sotto il Monte per invocare la «carezza» di Papa Giovanni XXIII, il santo pontefice bergamasco, e donare forza e consolazione a tutti e a ciascuno.

Ecco il testo della riflessione del vescovo, monsignor Francesco Beschi

Care sorelle e cari fratelli, ci ritroviamo ancora un volta per una preghiera speciale. Ringrazio ancora, per la possibilità di stare con voi e di condividere questa preghiera, la televisione e coloro che vi lavorano.

Sono venuto a Sotto il Monte, luogo a me molto caro perché mi è carissimo il Santo Papa Giovanni XXX. Un Pontefice che rimane nel cuore del mondo. Quante volte lo sentiamo ricordare anche dal carissimo Papa Francesco.

Papa Giovanni, sono venuto a Sotto il Monte, per presentarti ancora una volta la nostra supplica. La supplica del nostro Paese intero, la supplica particolarmente di questa comunità bergamasca che ti ha così tanto caro.

Siamo qui nel Giardino della Pace, davanti alla sua immagine. Mentre scende la sera, la natura sembra rappresentare l’animo di Papa Giovanni in quell’intensità di amore, in quella dolcezza che abbiamo conosciuto, non come sdolcinata, ma come espressione di un cuore che sembrava non avere limiti e voler raggiungere ciascuno nella sua condizione.

Siamo qui e guardo la sua immagine che sta davanti a me. È sorridente. Il sorriso di Papa Giovanni è indimenticabile: non è il sorriso superficiale di un momento, ma è il sorriso che viene da un’esperienza di vita lunga, nella quale la sofferenza non è stata marginale.

Sono qui per presentargli una supplica. Ogni domenica qui nel Santuario viene rivolta a lui l’invocazione che tra poco anche io ripeterò. Vorrei però condividerne in questa riflessione il significato.

La supplica è proprio una preghiera speciale. La prima caratteristica della supplica è che va fatta in ginocchio. Non è una invocazione qualsiasi. Provate a pensare a quando - se vi è mai successo nella vita - avete supplicato qualcuno. Nasce da una situazione di grande prova e di forte bisogno, da una condizione in cui il confine della speranza sembra spostarsi sempre più in là.

La supplica però non nasce soltanto da un grande dolore, ma nasce da un grande cuore. C’è un aggettivo che la accompagna: “accoratamente”. Essere accorata significa che ha dentro il cuore di chi supplica. Accoratamente mette proprio insieme dolore e cuore: un grande dolore e un grande cuore.

La supplica insieme porta in sé una grande fede. Fondamentalmente si rivolge a Dio. I Santi con Maria Santissima intercedono per noi presso Dio, ma è Dio il destinatario delle nostre suppliche, è a lui che chiediamo la grazia. Supplicando l’intercessione dei nostri Santi e oggi in particolar modo di Papa Giovanni XXIII, insieme al grande dolore, insieme al grande cuore, vogliamo porre l’espressione di una grande fede.

La supplica è intrisa, infine, di una grande umiltà. Costa supplicare. Noi non siamo molto abituati a supplicare, noi non vogliamo supplicare nessuno. Oggi invece siamo qui in ginocchio a supplicare. Il segno esteriore della nostra umiltà, l’essere in ginocchio, rappresenta ciò che siamo. Oggi i giornali scrivevano: “Bergamo è in ginocchio”. Sì, prendiamo questa immagine come nostra realtà, perché siamo in ginocchio non solo perché provati, ma siamo in ginocchio davanti a Papa Giovanni perché vogliamo innalzare al Signore la più forte delle nostre preghiere, attraverso l’anima Santa di questo figlio della nostra terra, divenuto padre del mondo.

Supplichiamo per noi, supplichiamo per i nostri cari, supplichiamo per le nostre famiglie, supplichiamo per coloro che in questo momento sono sul fronte difficilissimo della malattia e della lotta al virus, supplichiamo per tutti coloro che stanno collaborando alla sicurezza sociale, supplichiamo per tutti coloro che generosamente si stanno donando per chi è più debole, più fragile, per i più anziani, per le persone sole, per chi è isolato. Supplichiamo il Signore!

La supplica è preghiera, ma nella preghiera a volte bisogna lottare. Sì, bisogna lottare con Dio: anche questa è espressione della nostra fede. La supplica appartiene a questa lotta appassionata: “Signore, io non ti lascio, io non mollo!”. Qualcuno ricorderà l’immagine biblica di Giacobbe che lotta con Dio e non lo molla fin quando Dio non lo benedice. Nella Sacra Scrittura troviamo delle bellissime preghiere di supplica e chi volesse può andare a ritrovarle ad esempio nei Salmi.

La supplica è esperienza di confidenza e di fiducia. Noi supplichiamo Dio per l’intercessione di Papa Giovanni perché confidiamo e abbiamo fiducia in lui. Anche se in questo momento non vediamo la luce, noi sappiamo che il Signore è la luce e scaccerà questa tenebra. Confidiamo in te, Signore! Confidiamo in te, Santo Papa Giovanni a noi così caro!

La supplica però chiede una confidenza e una fiducia che inevitabilmente devono essere radicali. Non si può dare a Dio un pezzettino di fiducia. Nel momento in cui noi ci fidiamo di Dio, questo diventa sorgente per poterci affidare anche gli uomini, questo diventa forza interiore per esercitare tutta la nostra responsabilità.

Care sorelle e fratelli, le nostre preghiere non sono formule magiche. La fede in Dio non risolve magicamente i nostri problemi, piuttosto ci dà un’interiore forza per esercitare quell’impegno che in tutti e in ciascuno, in modi diversi siamo chiamati a vivere, in modo particolare in coloro che sono chiamati a arginare e a vincere questo male.

Nella supplica che adesso innalzerò, a nome di tutti, al Santo Papa Giovanni, perché lui la porti davanti a Dio e alla sua misericordia, pongo il ricordo di tutti i nostri cari, dei nostri malati, degli anziani, dei bambini, delle famiglie, del mondo del lavoro e in modo speciale di tutti coloro che nelle modalità più diverse si stanno adoperando per il bene comune.

(testo non rivisto dall’autore)


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