Bergamo e gli aiuti per l’Ucraina: «Un’ospitalità diffusa, come a casa»

La sottoscrizione Monsignor Vittorio Nozza, presidente della Caritas diocesana, sottolinea «la generosità di molti bergamaschi, insieme alle parrocchie, che offrono sostegno ai profughi in una dimensione familiare».

Bergamo e gli aiuti per l’Ucraina: «Un’ospitalità diffusa, come a casa»
Monsignor Vittorio Nozza

Continua la sottoscrizione «Un aiuto per l’Ucraina», iniziativa promossa da Caritas diocesana bergamasca, L’Eco di Bergamo e dalla Fondazione della Comunità bergamasca. La collaborazione per la raccolta fondi, ancora una volta, unisce la capacità di Caritas di progettare e di agire sul campo, la rete di lettori de L’Eco di Bergamo e l’esperienza della Fondazione nella raccolta e nella gestione di risorse a vantaggio del territorio. Obiettivo, da un lato, favorire l’accoglienza dei profughi che scappano dalla guerra e scelgono il nostro territorio per trovare pace; dall’altro sostenere chi sta aiutando le persone nei territori di confine.

Situazione sempre più tragica

Monsignor Vittorio Nozza, presidente di Caritas diocesana, sottolinea come «nel corso degli ultimi giorni la situazione è diventata sempre più tragica. Il tremendo andamento della guerra sta avendo l’effetto di ampliare la disponibilità e la generosità, in termini di offerta, di molti: comunità, parrocchie e privati, che offrono alloggi per garantire ai profughi un’accoglienza che abbia una dimensione familiare e quotidiana. L’obiettivo infatti è quello di evitare un’ospitalità in strutture, se non in una primissima fase, a favore del modello dell’accoglienza diffusa». Così le prime persone, molte donne con bambini, sono state accolte in Seminario e al monastero Matris Domini delle suore di clausura, per essere al più presto spostate in appartamenti.

«Qui hanno già conoscenze»

Un’altra osservazione riguarda il contesto in cui le persone si ritrovano dopo lunghi viaggi: «Possiamo notare – continua monsignor Nozza – che la presenza della comunità ucraina così numerosa nella Bergamasca sta favorendo l’inserimento delle persone che arrivano, superando innanzi tutto l’ostacolo della lingua». Molte persone giungono a Bergamo perché conoscono un’amica, un parente che già vive qui, e che può aiutarle a orientarsi, dopo aver dovuto abbandonare tutto. Con Caritas collabora un gruppo di interpreti volontarie che facilitano la comunicazione con i profughi. A pochi giorni dell’apertura della sottoscrizione sono numerose le donazioni, che mostrano grande generosità da parte dei bergamaschi. «Le risorse economiche che si stanno raccogliendo – ricorda monsignor Vittorio Nozza – permetteranno a Caritas diocesana di intervenire per quanto necessario a sostegno delle comunità e parrocchie, ma anche per aiutare le realtà internazionali di Caritas nei luoghi in cui stanno giungendo la maggior parte delle persone che scappano dalla guerra».

«Infine – conclude monsignor Nozza – i fatti a cui stiamo assistendo fanno emergere la preoccupazione di fondo da parte di tutta la popolazione rispetto alla scelta distruttiva della guerra . È evidente la sensibilità che rivela un profondo desiderio di pace. In questi giorni vediamo moltiplicarsi, anche a livello parrocchiale, azioni per la pace, con veglie, preghiere, marce. Sono momenti in cui si porta ad un risveglio delle coscienze ». Inoltre le comunità si sono tutte mobilitate con iniziative che possono contribuire a una raccolta sempre più ampia di risorse economiche e beni. Caritas - come indicato anche dal vescovo Francesco Beschi - chiede che le parrocchie provino a pensare all’accoglienza di una famiglia in fuga presso le proprie strutture o raccogliendo le disponibilità della comunità intera in sinergia, unendo ciò che ciascuno può offrire, come segno di vicinanza concreta a questo popolo in grande sofferenza.

Volontari per la burocrazia

Inoltre, man mano viene trovato un alloggio le persone necessitano di essere accompagnate per regolarizzare burocraticamente la loro situazione. Pertanto Caritas chiede un aiuto anche nell’organizzare la disponibilità di volontari per questa necessaria fase dell’accoglienza.

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