«Cara mamma, maltrattata per 37 anni Ora hai denunciato, devi essere forte»

«Cara mamma, maltrattata per 37 anni
Ora hai denunciato, devi essere forte»

La commovente e intensa lettera di un figlio alla madre, che per una vita ha subìto violenze dal marito: un calvario che solo dopo molti anni ha avuto il coraggio di denunciare.

«Mamma, ti scrivo questa lettera per dirti di continuare ad essere forte. Non è facile, lo so. Quando hai 65 anni e hai passato una vita difficile come quella che hai passato tu. Sii forte, come lo sei stata quel giorno che hai deciso di dire basta alle umiliazioni subìte da quell’uomo, che io fatico a chiamare padre. Forte, come lo sei stata nei mesi seguenti, dentro e fuori da studi di avvocati, da caserme dei carabinieri, ogni volta a dover ripetere il tuo calvario, ogni dettaglio, per convincere chi avevi davanti che ciò che stavi dicendo non era altro che verità».

«E non è facile, perché quando impieghi 37 anni a trovare quel coraggio, hai davanti a te un muro di diffidenza, incredulità, pregiudizio. Non è facile far capire che cosa ci sta dietro a una donna che con tutte le sue forze protegge un marito violento, fino a non farcela più. Hai dovuto ripercorrere con la memoria ogni momento che avresti voluto solo dimenticare, per far capire cosa significa subire. Subire e tacere. Subire e perdonare. Subire e non denunciare. Per paura, per vergogna. Sii forte, perché se al male che ti ha fatto in 37 anni di vita c’eri quasi abituata, la cattiveria che per ritorsione ti ha scagliato addosso dopo che lo hai denunciato è qualcosa di ancor più insostenibile. Sentirsi accusata di aver rubato, di essertene andata via per soldi. Per nascondere agli occhi della gente la sua infamia ti ha coperto di ogni falsità. Dopo le violenze fisiche e psicologiche dentro le mura di casa, ora devi subire ancora la sua violenza, la più subdola, quella della menzogna e della diffamazione».

«Forse fa più male di un pugno nel fianco, fa più male di una stretta al collo. Fa più male, ma devi essere forte. Non temere gli amici di lui che vanno in giro per il paese chiedendo con ghigno di scherno “ma voi ci credete che la picchiava?”, “quella lo ha denunciato solo per prendersi i soldi”. Non temere mamma, la tua onestà non sarà mai messa in dubbio, sarà sempre dimostrabile a chi vorrà vederla dimostrata. Purtroppo i vigliacchi, i violenti, i bugiardi per suscitare la compassione della gente e non venire chiusi in un angolo come rifiuti, possono e devono saper recitare meglio del più bravo degli attori. Qualcuno gli crederà, qualcuno crederà che sei scappata di casa con le valigie portando via tutto. Io e te però lo sappiamo mamma, di quando sei uscita di notte in ciabatte, sconvolta, di quando hai dormito chiusa a chiave in camera con un secchio accanto al letto per fare pipì, per non dover uscire dalla camera, per paura».

«Fa male, lo so, ma non avere paura. Non avere paura nemmeno se al processo davanti al giudice troverai il vostro medico ad avvalorare le sue bugie, se anche lui nonostante il suo ruolo così delicato avrà scelto di credergli senza aver nemmeno pensato di domandarti la tua versione delle cose, se anche lui avrà scelto la via più comoda dell’ignoranza e del pregiudizio. Tu non temere e fai che la tua forza siano i pochi che in questa salita terrificante sono stati al tuo fianco, anche quando nelle prime settimane dopo quell’uscita di casa così drammatica eri un pianto unico e angosciante, sommersa di dubbi su tutto e tutti. Non era facile starti vicino in quei giorni mamma. Fai che la tua forza oggi sia la forza di quei pochi che in quei momenti ci sono stati per davvero. Io vorrei chiederti scusa. Per non aver avuto la forza di aiutarti prima ad uscire da quella casa. Ho pensato egoisticamente ad uscire prima io da quel recinto di umiliazioni a cui dovevo assistere ogni giorno, e lo facevo buttando giù bocconi amari nel vederti trattata come uno straccio da quell’uomo, che pensavo fosse meglio gestire, non fomentare, per timore, per soggezione».

«Sono stato vigliacco anche io nel non agire subito, per paura. La tua forza e il tuo coraggio sono un messaggio forte, anche per quelli come me, che sanno ma che si trattengono dal denunciare. Sii forte perché la tua forza sia da esempio per tutte quelle donne che come te devono trovare il coraggio di liberarsi dalle catene di questi uomini che esistono solo per riversare sui più deboli il male che hanno dentro. Non permetteteglielo. Denunciate e segnalate alle forze dell’ordine. Non abbiate paura».

Lettera firmata


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