Coronavirus, chiamate al 118 giù del 90% «Ma l’attenzione resta alta» - Infografica
I soccorritori del 118 (Foto by Martina Santimone)

Coronavirus, chiamate al 118 giù del 90%
«Ma l’attenzione resta alta» - Infografica

Nel mese di marzo a Bergamo, Brescia e Sondrio 13.870 missioni. Rizzini (Soreu alpina): «Interventi in calo, ma non abbassiamo la guardia».

È stato uno segnali più angoscianti di un’emergenza che sembrava non finire mai. Le sirene delle ambulanze a squarciare il silenzio nelle strade, a correre di casa in casa per prestare soccorso ai bergamaschi colpiti dal coronavirus.

Un suono che ha alimentato la paura in un marzo tragico per la provincia di Bergamo. Non sono scomparse, le sirene. Se ne sentono di meno, in lontananza, ma chi lavora nell’emergenza sa che la parola «tranquillità» non è mai esistita e non esisterà. Le missioni per «eventi respiratori o infettivi» - così vengono chiamati in gergo tecnico - sono sì rientrate ai livelli pre epidemia. Ma sono tornati gli infarti, che sembravano scomparsi durante il lockdown, gli incidenti stradali, gli infortuni sul lavoro.

La sala operativa

La sala operativa
(Foto by Martina Santimone)

I dati Areu (agenzia regionale emergenza urgenza) degli ultimi giorni, però, sono il segno inequivocabile che l’allerta da codice rosso è ormai alle spalle. Una linea che dopo i picchi di marzo si è abbattuta nel mese di aprile e soprattutto a maggio. Vedere il totale delle chiamate per sintomi Covid-19 fa ancora impressione: 13.870 nel mese di marzo per le province di Bergamo, Brescia e Sondrio. Erano state 2.419 a febbraio, mentre ad aprile sono arrivate a 4.210 e a maggio (dato aggiornato al 25) 1.525. Un calo di quasi il 90% dal picco fino ad oggi.

Se il periodo nero è passato, più significativi sono i dati degli ultimi giorni, dal 4 maggio in poi. Con la riapertura, dopo due mesi e mezzo di misure restrittive decise dal governo per limitare la diffusione del contagio, uno dei primi segnali di allerta che gli esperti hanno invitato a monitorare sono le chiamate al 118. Prima dei tamponi diagnostici, ancora pochi in Lombardia, sono infatti i sintomi respiratori a far emergere i casi di possibili contagi agli stadi iniziali della malattia.

Nelle province di Bergamo, Brescia e Sondrio le crisi respiratorie sono ritornate fino ai livelli «normali». Quanto è difficile parlare di «normalità» dopo tutto quello che è successo. Rainiero Rizzini, responsabile operativo della Soreu delle Alpi che comprende la centrale di Bergamo, si affida ai dati e alle sensazioni di chi vive tutti la quotidianità della sala operativa. «I dati danno un quadro preciso e mostrano che gli eventi infettivi e respiratori si sono, per così dire, “normalizzati”. Se prendiamo in considerazione anche il numero complessivo delle missioni siamo tornati all’attività normale. Sono tornate patologie che si erano “spente” come gli incidenti, i traumi e altre patologie che si sono come nascoste nel marasma che abbiamo attraversati».

Un operatore sull’ambulanza

Un operatore sull’ambulanza
(Foto by Martina Santimone)

Il 118 però non abbassa la guardia. Anzi, la libertà di movimento riconquistata dai cittadini porterà un’estate impegnativa. Con la speranza che l’incubo coronavirus non ritorni, proprio come i dati sembrano suggerire. «Gli spostamenti sono ancora limitati e i flussi turistici sono fermi - continua Rizzini -. Noi lo abbiamo verificato nell’ultimo week end, con interventi tutto sommato nella norma quando invece in questo periodo il livello di allerta si alza molto. Credo che quando tutti torneranno a spostarsi dovremo impegnarci molto, come sempre».

Gli operatori devono adottare molte misure di sicurezza

Gli operatori devono adottare molte misure di sicurezza
(Foto by Martina Santimone)

Che l’emergenza non sia finita lo dimostrano anche le misure di prevenzione obbligatorie per i soccorritori. Chiunque deve essere considerato un potenziale contagiato. E quindi tute, mascherine, occhiali, guanti. «Se nella vita quotidiana abbiamo imparato a stare molto attenti - continua Rizzini - immaginiamo quanto sia importante l’attenzione nel campo dei soccorsi. Dobbiamo adottare tutta una serie di misure perché non possiamo essere mai certi della non contagiosità dei pazienti. Per gli operatori è faticoso, ma anche per i cittadini, perché essere assistiti senza poter guardare in volto la persona che ti sta soccorrendo ha un impatto psicologico».

La prevenzione è fondamentale,spiega Rizzini, perché «il virus non è scomparso. È sotto controllo, ma i positivi ci sono ancora quindi bisogna stare attenti e non pensare che sia tutto finito all’improvviso, così come tutto era iniziato».


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Isaia Invernizzi Giornalista de L'Eco di Bergamo

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