«Covid, per i fragili il rischio ricovero c’è ancora. Serve la quarta dose»

L’intervista Rizzi («Papa Giovanni»): «Negli ospedali i pazienti sono anziani con Omicron 2 e comorbilità. Per l’autunno saranno decisivi i vaccini aggiornati».

«Covid, per i fragili il rischio ricovero c’è ancora. Serve la quarta dose»
La terapia intensiva al Papa Giovanni XXIII

«Occorre ribadire che nelle persone più delicate il rischio di finire in ospedale c’è ancora. Nelle persone fragili, però, la quarta dose ne riduce il rischio». Marco Rizzi, direttore del reparto di Malattie infettive del «Papa Giovanni» di Bergamo, da oltre due anni guarda da vicinissimo l’evoluzione della pandemia. E anche la traiettoria della campagna vaccinale: a un nuovo giro di boa, quello della quarta dose (o «second booster»), si riparte dalle evidenze della letteratura scientifica e dalle indicazioni delle autorità regolatorie, che ne certificano l’efficacia protettiva per i soggetti più fragili. «Per le persone più delicate la raccomandazione è quella di ricevere la quarta dose. Ed è una raccomandazione valida», ribadisce Rizzi. Guardando più avanti, a dopo l’estate quando la campagna potrebbe essere estesa, sarà importante avere «vaccini aggiornati alle varianti attuali».

Dottor Rizzi, partiamo dalla situazione ospedaliera: chi sono, oggi, i ricoverati per Covid?

«Dei circa 40 pazienti ricoverati nel nostro ospedale, c’è una parte significativa di persone positive al tampone ma in cura per altre patologie. In Malattie infettive abbiamo circa 20 persone con sintomatologia Covid più o meno rilevante, con numeri in calo da qualche settimana. Oltre ai non vaccinati, ci sono anche persone vaccinate ma particolarmente fragili: pazienti con patologie ematologiche o in chemioterapia, che comunque grazie alla vaccinazione hanno quadri più tranquilli. L’età media è prevalentemente alta, con comorbilità, e prevale Omicron 2».

I nuovi farmaci antivirali funzionano?

«Se queste persone fragili vengono intercettate precocemente, possono trarre beneficio da questi farmaci e non finire in ospedale. La difficoltà è però nella velocità con cui si riscontra la positività e si inizia la terapia: serve iniziare la cura entro cinque giorni dall’esordio dei sintomi. Questo è un tema su cui si può ancora migliorare per proteggere i fragili, lavorando in raccordo con il medico curante».

Per proteggere i fragili, ora, c’è anche la quarta dose. Cosa ci dice la letteratura?

«La protezione dopo le precedenti vaccinazioni tende a diminuire con il tempo, e il secondo booster porta a incrementare di nuovo la protezione. Anche perché ormai abbiamo persone che si sono vaccinate con la terza dose da quattro, cinque o sei mesi. Alcuni Paesi si sono orientati in maniera diversa, nella sostanza la scelta fatta dall’Italia mi sembra ragionevole: avvicinare ora con la quarta dose le persone più fragili, pensando che più avanti, dopo l’estate, si possa estendere il richiamo attraverso vaccini mirati, aggiornati alle varianti attuali del virus».

I profili di sicurezza sono confermati anche per la quarta dose?

«Anche i dati più recenti dell’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco, ndr) evidenziano un eccellente profilo di tollerabilità: l’incidenza degli effetti avversi è sempre molto bassa, lo confermano anche i dati dai Paesi che hanno iniziato già da più tempo il richiamo».

Cosa si può fare per aumentare le adesioni alla quarta dose?

«Occorre ribadire che nelle persone più delicate il rischio di finire in ospedale c’è ancora, e anche di finire in terapia intensiva. La scelta italiana tra l’altro è abbastanza conservativa, si sarebbe potuto estendere la platea: per le persone per cui è indicata la quarta dose, la probabilità di ricovero diminuisce. Le raccomandazioni allora sono due: quella della vaccinazione, appunto, e quella di avvalersi delle terapie precoci qualora si riscontri la positività. Ma si deve lavorare davvero sulla precocità».

Il virus resta imprevedibile. Ma cosa possiamo aspettarci, almeno a breve termine?

«A breve termine, di disastri non ne vedremo. Si sta assistendo a un allentamento delle misure, un allentamento che è nei comportamenti individuali ancora prima che nella normativa: se ci si guarda attorno, si vedono già persone più disinvolte. Ma allentare le regole è inevitabile».

Rischiamo dei rimbalzi?

«Qualche rischio c’è, inevitabilmente. Ma questo virus è così altamente contagioso che non credo cambierà molto. I ricoveri si mantengono su numeri bassi, un numero significativo di persone è alle prese con l’infezione lieve a domicilio, e c’è una quota di persone che risulta positiva tramite tamponi autosomministrati sfuggendo così al tracciamento del sistema. Probabilmente ci saranno ancora delle oscillazioni nella curva, ma sono moderatamente ottimista per l’estate. Dall’autunno in poi, vedremo. I vaccini aggiornati saranno importanti».

Si può comunque abbandonare la mascherina?

«Al di là delle prescrizioni normative, resta buona norma portarla con sé per gli ambienti affollati. Soprattutto se si è fragili».

Le ultime mutazioni di Omicron cosa ci dicono?

«Come contagiosità, forse il virus si sta trasmettendo in maniera ancora più efficace: è nella natura del virus, s’impone sempre la variante più contagiosa. Come gravità clinica, però, non ci sono variazioni rilevanti».

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