«Esercitiamo l’umiltà del cuore» - Le foto del pellegrinaggio diocesano

LA SECONDA TAPPA. Duecento pellegrini col vescovo hanno toccato i luoghi dei «grandi» e degli «umili» d’Europa. Monsignor Beschi: «Rinunciando a ogni forma di pretesa si raggiunge la felicità».

Se interroghi l’intelligenza artificiale Chatgpt sui personaggi che hanno contribuito a costruire l’Europa, in pochi secondi il monitor snocciola i nomi dei padri costituenti oltre a pensatori, filosofi, rappresentanti di movimenti e ovviamente Carlo Magno, anche se su quest’ultimo gli storici non sono tutti concordi. Comunque, tutti personaggi incontestabili: la tanto discussa intelligenza artificiale sembra sapere il fatto suo.

Eppure se viaggi tra Francia, Belgio e Germania con lo spirito del pellegrino, dove non sono gli algoritmi a muovere la conoscenza, ma la pazienza, il cammino lento, lo sguardo in profondità oltre quel che può guardare, la realtà batte a tavolino la supponenza del virtuale. L’intelligenza artificiale non si offenderà (anche perché non prova emozioni e risponde solo velocemente a ciò che le hanno insegnato gli uomini) se tra i personaggi d’eccellenza dell’Europa inseriamo l’umilissima Mariette Béco, bambina di Banneux Notre-Dame (Belgio) che dal 15 gennaio al 2 marzo 1933 ricevette le apparizioni della Madonna.

Quest’originale esperienza di percepire un’Europa dei grandi nomi e di figure meno note che hanno condotto una vita semplice e volutamente nascosta è stata vissuta domenica 9 luglio dai duecento bergamaschi nel secondo giorno del pellegrinaggio diocesano: in mattinata hanno visitato il santuario di Banneux (Belgio) e nel pomeriggio Aquisgrana (Germania) con la Cappella palatina nella quale è sepolto Carlo Magno ed è conservato il suo trono. Due volti agli antipodi: da una parte l’imperatore del Sacro Romano Impero che ha promosso l’unità politica e culturale in Europa contribuendo alla diffusione del cristianesimo, dall’altra una piccola, sconosciuta e povera ragazzina belga che con la sua devozione semplice ha portato il messaggio di Maria in un’Europa segnata dalla crisi tra le due guerre.

Nelle apparizioni la Madonna si è presentata come la Vergine dei poveri e Mariette lo era davvero perché viveva in una casetta immersa nella gelida foresta di un villaggio sperduto che era scampato alle violenze degli occupanti tedeschi. Un ambiente difficile dominato da una natura avvolgente che ancora oggi è rimasta intatta. Volutamente, perché dopo le apparizioni i residenti non hanno voluto cavalcare l’improvvisa notorietà del luogo e hanno scelto di mantenere tutto come nel 1933. E la credibilità delle apparizioni passa anche da questa decisione che oggi comunica al pellegrino un senso di genuinità, di verità, di sincerità: qui la natura si fonde con l’anima. E non c’è traccia di new age o sincretismi orientali, ma una spiritualità accogliente, aperta a tutti, perché di tutti, che fa della natura un elemento comune di vicinanza al divino. E infatti la «Bella Signora» scelse un elemento naturale per parlare alla bambina: una sorgente. Simbolo di quella sorgente divina che – disse la Madonna – «è per tutte le nazioni». La sorgente esisteva già, non è dunque un miracolo ma un messaggio per l’umanità perché attraverso il semplice gesto di spingere le mani nell’acqua si ripulisca da tutte le incrostazioni che dividono e ritrovi i valori che uniscono. Un gesto di riconoscenza con il quale si promette di cambiare la propria vita, un nuovo battesimo. I pellegrini bergamaschi hanno immerso le mani nella sorgente e in silenzio hanno camminato all’ombra degli alti e fitti alberi che circondano la casa di Mariette e la cappella delle Apparizioni, una cattedrale naturale nella quale respirare serenità, semplicità e pace.

Un luogo sobrio che il vescovo Francesco Beschi ha ricordato durante l’omelia nella Messa celebrata al santuario per collegarsi alle letture del giorno che, per coincidenza, corrispondevano all’atmosfera e al messaggio di Banneux: «Mite e umile di cuore». Mariette ha trascorso tutta la sua vita lontana dai riflettori e monsignor Beschi ha preso ad esempio l’atteggiamento della veggente come una virtù che si fatica ad applicare: «Siamo sempre tentati dall’affermarci e dall’imporci, di voler contare, di farsi valere. Ma è rinunciando a ogni forma di pretesa che si raggiunge la felicità, anche la fede non va pretesa. La mitezza è rinuncia alla pretesa. Dobbiamo esercitare un’umiltà del cuore e meravigliarci di tutto ciò che ci circonda. Siamo vivi e non abbiamo nessun merito, la vita ci è stata donata». Un sentimento che si è unito alla riconoscenza nei confronti dei pellegrini e dei sacerdoti che li stanno accompagnando (don Mario Eugenio Carminati, don Giampiero Masseroli, don Pasquale Pezzoli, don Gianluca Salvi, don Vanni Foiadelli, don Ugo Patti, don Pietro Covelli e don Carlo Lazzarini) che rendono il viaggio nel cuore dell’Europa un’esperienza di condivisione comunitaria e anche di ricerca personale. Un piccolo post scriptum, qualcuno istruisca l’intelligenza artificiale su Mariette Béco perché consideri tra i promotori dell’Europa di oggi anche chi ha lavorato nel silenzio per un’unità spirituale senza confini, bandiere e barriere.

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