Lettera con proiettile a Scaglia C’era già un esposto per il clima di odio

Lettera con proiettile a Scaglia
C’era già un esposto per il clima di odio

Prima che arrivassero le lettere minatorie,Confindustria aveva depositato un dossier in Procura.Scritte sui muri e minacce su Facebook per la zona rossa

È da un clima di insofferenza verso gli industriali che spuntano all’improvviso i due proiettili calibro 6.25 dei Nuclei proletari lombardi (Npl), sigla sconosciuta nella galassia dei gruppi in odore di terrorismo che finora non aveva goduto nemmeno dell’umile ribalta di una scritta sui muri. Che orbiti nell’area di una sinistra che negli anni di piombo si sarebbe detta extraparlamentare, lo si desume dalla scelta lessicale di quel «proletari» e dalla mistica novecentesca della lotta contro i padroni intuibile dietro i suoi messaggi, anche se rielaborata con il linguaggio rudimentale e fegatoso tipico dei social. Che i Npl abbiano un raggio d’azione locale, lo sottolinea un’altra parola che compone la sigla: «lombardi», aggettivo che però, nella logica della lotta armata d’antan cui forse s’ispirano gli autori del gesto, stride con quello precedente («proletari»). Ma tant’è.

Le due lettere minatorie indirizzate, nel giro di una decina di giorni, prima al presidente Confindustria Lombardia Marco Bonometti e poi a quello di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia, hanno proiettato i Npl sotto i riflettori dei media e la lente della Digos di Bergamo, che sta indagando nell’ambito di un’inchiesta aperta dal pm Caty Bressanelli della Dda di Brescia.

Clima pesante per gli industriali

È dal clima creatosi attorno agli industriali che sono partite le indagini, ancora prima che fossero spedite le due missive, e vedremo il perché. Un’atmosfera diventata più elettrica in questi mesi di Covid, soprattutto quando è cominciata a circolare l’equazione che la mancata zona rossa a Nembro e Alzano sia il frutto delle pressioni di chi aveva un’azienda da mandare avanti. È un punto su cui stanno lavorando i magistrati dell’inchiesta sull’ospedale di Alzano e sulla zona rossa, che le scorse settimane avevano sentito come testimone anche Bonometti. Pressioni in grado di condizionare la scelta del governo di Conte o interlocuzioni in cui gli imprenditori bergamaschi e i loro rappresentanti si sono limitati a far valere le proprie ragioni? È il dubbio che devono sciogliere gli inquirenti. Che nelle prime settimane dell’emergenza gli industriali non gradissero la cinturazione di due paesi di un distretto con centinaia di aziende e migliaia di posti di lavoro, è cosa nota. Ma la posizione era stata presa in un momento in cui nessuno, nemmeno qualche virologo di grido, aveva percepito la reale portata dell’epidemia. È però bastato questo perché gli industriali bergamaschi per qualcuno diventassero il capro espiatorio. E l’ostilità nei loro confronti è velocemente cresciuta.

Il clima era infatti incandescente ancor prima delle pallottole spedite. Due scritte - una sul muro di una chiesa tra via Pignolo e via Verdi, l’altra in un paese dell’hinterland - e molti messaggi minatori su Facebook avevano indotto la confederazione degli industriali bergamaschi a muoversi con una certa solerzia. In Procura a Bergamo risulta un articolato esposto depositato dall’avvocato Tomaso Cortesi per conto di Confindustria, in cui sono allegate foto degli slogan scritti sui muri e schermate dei post Fb e nel quale è descritta la pesante atmosfera.

Per quanto riguarda l’indagine, la Scientifica sta esaminando la lettera giunta ieri a l’Eco di Bergamo, indirizzata al direttore Alberto Ceresoli, ma contenente un messaggio e un proiettile destinati a Scaglia. «Sappia che non dimentichiamo - si legge -. Mai. Una bara in più non si nega a nessuno. Mai. O lui o un suo familiare. Sempre. Solo questo potrà ridare dignità a chi è morto sul lavoro. Dove non arriva il Covid arriviamo noi».

La busta si era lacerata, ma il proiettile non è stato notato. Poste italiane ha provveduto ad annullare a penna i due francobolli e ha inserito la missiva in una busta di plastica insieme a una lettera di scuse per l’inconveniente, recapitando il tutto al nostro giornale.

Altri attestati di solidarietà

Intanto, continuano gli attestati di solidarietà. Le minacce, scrivono in una nota i parlamentari bergamaschi di Forza Italia Gregorio Fontana e Alessandra Gallone, «sono il frutto avvelenato di un diffuso atteggiamento anti-impresa e di accuse infondate e infamanti. In questa situazione di grave crisi economica, il rischio di una riemersione di forme di criminalità terroristica è una possibilità molto seria. La politica deve tenere alta la guardia, perché sottovalutare questi rigurgiti di una sub-cultura anti-impresa sarebbe un tragico errore».

Condanna «con forza» l’episodio Confartigianato, che parla di «atto vile e di una gravità inaudita che ha lo scopo di alimentare il clima di odio nei confronti delle imprese e degli imprenditori». Si dichiarano «sgomenti» Giuseppe Guerini e Lucio Moiooli, rispettivamente presidente e segretario generale di Confcooperative: «Un gesto che ci precipita nel clima di un passato violento e terribile del nostro Paese», osserva il primo; «Dobbiamo rafforzare l’impegno a bandire i linguaggi aggressivi e violenti che troppo disinvoltamente vengono utilizzati», ammonisce il secondo.

«Ora serve coesione»

Ance Bergamo scrive che «l’unica risposta possibile rimane quella di potenziare ulteriormente la collaborazione tra associazioni di categoria e istituzioni per rilanciare la ripresa economica e lo sviluppo delle nostre imprese e del territorio bergamasco». Coesione auspica anche Ascom, attraverso il presidente Giovanni Zambonelli e il direttore Oscar Fusini: «Minacce e linguaggi violenti sono sbagliati a prescindere. C’è bisogno invece di collaborazione e condivisione per poter restaurare un clima di speranza e fiducia». Infine, il sindacalista Gigi Petteni, presidente di Cisl Inas, che per questioni anagrafiche gli anni di piombo li ha vissuti: «Sono fatti gravissimi che non vanno sottovalutati. Devono scattare subito gli anticorpi e vanno tenuti bassi i toni e misurate le parole che possono aprire scenari inimmaginabili. Serve scuotere le coscienze, perché l’indifferenza crea germi pericolosi»


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