Mortalità a Bergamo, un triste record Più alta di New York: +464% - Infografiche

Mortalità a Bergamo, un triste record
Più alta di New York: +464% - Infografiche

L’analisi del Financial Times sui decessi durante l’emergenza coronavirus evidenzia un aumento del 464%, più che a New York. I dati confermano l’indagine realizzata da L’Eco.

Bergamo è tra le città in cui l’aumento dei decessi è stato più marcato rispetto alla media degli ultimi anni. Non solo in Italia, non solo in Europa, ma in tutto il mondo. Dopo i tanti studi realizzati nelle ultime settimane - uno dei primi è stata l’inchiesta de L’Eco di Bergamo che ha raccolto i dati di tutti i Comuni - anche all’estero ormai è evidente che i dati spiegano solo una parte (spesso minima) delle morti.

Bergamo è un caso particolare per la sua drammaticità. Lo dimostra anche la ricerca realizzata da Financial Times che ha confrontato la mortalità di diverse città in ogni angolo del pianeta. Secondo l’analisi, che ha coinvolto 14 Paesi, in totale sono 122 mila le morti in eccesso rispetto ai livelli normali, considerevolmente più alte delle 77 mila ufficiali Covid-19 riportate per gli stessi luoghi e periodi. Il 60% in più.

Per calcolare la sovramortalità il Financial Times ha utilizzato lo stesso metodo de L’Eco: un confronto tra i decessi per tutte le cause nelle settimane dell’epidemia, a marzo e aprile 2020, con la media dello stesso periodo tra il 2015 e il 2019. In Lombardia, la regione italiana più colpita dal coronavirus, sono più di 13 mila le morti in eccesso per i quasi 1.700 comuni per i quali sono disponibili dati pubblicati Istat. Un aumento del 155% rispetto agli ultimi anni. A Bergamo spetta il triste primato internazionale con un balzo del 464% dei decessi oltre i livelli «normali». Un dato emerso anche dalla nostra inchiesta, che ha stimato in 5.400 morti totali a marzo 2020 contro una media di 900 degli ultimi anni. Sei volte tanto. Più si indaga nei territori, più il divario aumenta, con punte di crescita fino al 2000% come nel caso di alcuni paesi della Valle Brembana come San Pellegrino Terme e San Giovanni Bianco.

Bergamo ha registrato il peggior aumento internazionale davanti a New York con un incremento del 200%, e Madrid, capitale della Spagna, con un aumento del 161%. A Jakarta, in Indonesia, i dati delle sepolture dicono che i decessi registrati sono 1.400, quindici volte la cifra di 90 morti ufficiali certificati Covid-19. In tutti i Paesi analizzati, esclusa la Danimarca, il numero dei decessi da marzo ad aprile 2020 ha di gran lunga superato la media storica: in Belgio del 60%, in Spagna del 51%, nei Paesi Bassi del 42% e in Francia del 34%.

Non è ancora possibile stimare la crescita complessiva in tutta Italia perché Istat per ora ha pubblicato i dati dei soli Comuni che da inizio 2020 hanno registrato più di dieci decessi e dove la mortalità è cresciuta di almeno il 20% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Non ci sono tutti i Comuni italiani, solo 1.689, e nemmeno tutti i Comuni bergamaschi, anche se la provincia è tra le più rappresentate.

Analisi simili sono state realizzate anche dal New York Times e dall’Economist, che per primo ha provato a stimare la sovramortalità prendendo in esame il caso di Nembro, tra i paesi più colpiti in provincia di Bergamo con 189 morti dall’inizio dell’anno.

Negli ultimi giorni alcuni ricercatori stanno cercando di studiare ancora più a fondo le cause di queste morti per determinare con precisione la natura della sovramortalità. Enrico Bucci, Luca Leuzzi, Enzo Marinari, Giorgio Parisi e Federico Ricci Tersenghi, autori di un approfondimento pubblicato su «Scienza in Rete» : «Sorge spontaneo chiedersi se tutti le morti in eccesso non certificati positivi al virus siano comunque da imputarsi direttamente alla sindrome Covid-19 - spiegano i ricercatori -. In realtà, un sistema ospedaliero in crisi mette a rischio la salute e la sopravvivenza di tutti i pazienti, soggetti a qualsiasi malattia, diminuisce fortemente il soccorso nelle emergenze, sospende il monitoraggio ordinario di patologie anche molto serie. È molto probabile che, in un periodo di tempo limitato e in alcune precise regioni del paese, attaccate in modo drammatico dall’epidemia, molte persone, in mancanza di cure o di soccorso immediati, non siano sopravvissute. Si aggiunga anche il fatto che gli ospedali sono diventati luoghi di elevata diffusione del virus e molte persone hanno tardato il proprio accesso al pronto soccorso per timore dell’infezione: così facendo si sono aggiunti altri decessi evitabili in condizioni normali. È utile ricordare che questo effetto può manifestarsi anche in una situazione di una buona funzionalità del sistema ospedaliero, per puri motivi psicologici, se i cittadini con patologie gravi non Covid non richiedono assistenza alle strutture ospedaliere: ci sono segnali del fatto che questo fenomeno possa essere in parte realistico, ed è certamente necessario intervenire per arginarlo».

Lo studio quantifica i decessi avvenuti a causa del virus, ma non riconosciuti come tali e «i danni collaterali dell’epidemia» avvenuti per altre cause. In provincia di Bergamo - con 5.400 totali e 2.425 «ufficiali» Covid - i quattro scenari possibili contemplano una forbice tra i 750 e i 2.900 morti Covid non tracciati dalle statistiche ufficiali. Uno schema di analisi che sarà molto utile, anzi, fondamentale, quando verranno messi a disposizione dati sempre più accurati per studiare l’impatto dell’epidemia.

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Isaia Invernizzi Giornalista de L'Eco di Bergamo

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