Drammaturgia al Sociale
con «Atto Finale-Flaubert»

Inaugurata con successo il 18 dicembre, con la prima nazionale di «Ha vinto Hitler», la rassegna di «Nuova drammaturgia», inserita nel cartellone della Casa delle Arti, prosegue giovedì 10 gennaio con «Atto Finale-Flaubert», prodotto dal Teatro dell'Argine

Inaugurata con successo il 18 dicembre, con la prima nazionale di «Ha vinto Hitler», la rassegna di «Nuova drammaturgia», inserita nel cartellone della Casa delle Arti, prosegue giovedì 10 gennaio con «Atto Finale-Flaubert», prodotto dal Teatro dell'Argine per la regia di Mario Perrotta. In scena al teatro Sociale di Città Alta.

Atto finale – Flaubert
dal romanzo Bouvard e Pécuchet di Gustave Flaubert
regia Mario Perrotta
musiche eseguite dal vivo da Mario Arcari
con Mario Perrotta, Lorenzo Ansaloni e Paola Roscioli
produzione Teatro dell'Argine

«Se non moriva l'autore, magari la scriveva ancora ‘sta bestia di vita e ci faceva murire a tutt'e due. Invece ci tocca vivere».

«Pare proprio di sì: ci tocca vivere. Soprattutto ai due protagonisti di questo nuovo spettacolo, abbandonati lì da Flaubert che muore prima di compiere l'opera. Dal romanzo incompiuto dell'autore francese ho tratto questa profonda e ridicolissima solitudine dei due uomini che, pur essendo in due, sono soli. Due impiegati parigini che nella mia riscrittura si trasformano in due uomini del nostro tempo che, chiusi volontariamente in uno spazio non meglio identificato, tentano l'impresa impossibile: affrontare e risolvere il dolore esistenziale che li assedia studiando e indagando il web alla ricerca di soluzioni, in una vorticosa ascesa verso il ridicolo involontario. Sperimentano tutto ciò che possono per ritrovarsi, ogni volta, con un nulla in mano. E quel nulla gli ricorda continuamente la loro solitudine, la loro impotenza davanti alla vita. Mancheranno ogni occasione, compreso il suicidio, trovandosi costretti a vivere con l'unica certezza di essere soli. Soli come siamo tutti noi, in mezzo a milioni di persone, chiusi in casa per paura del vicino, per paura che possa rivolgerci la parola o chiederci un favore. Soli davanti alla vita che ci tocca di vivere.

Dopo lo scontro frontale del Misantropo tra individuo e società e dopo il disastro sociale de I Cavalieri – Aristofane cabaret, ecco l'Uomo, solo di fronte a se stesso nel titanico sforzo di esserci, più ridicolo che mai.
Chiudo così la mia trilogia, nella quale ho indagato le mie idiosincrasie e le mie paure di fronte a un modello sociale, quello occidentale, in fase “bizantina”, in caduta libera verso la sua disgregazione. E poche risposte ho trovato e molte domande nuove sono sorte da questa indagine. L'unica consolazione è che, come sempre, arriverà un nuovo “rinascimento”. Spero di esserci».

(Mario Perrotta)

Biglietti: intero € 10,00 – ridotto € 8,00

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