Venerdì 11 Gennaio 2013

«Trent'anni fa qui con Nureyev»
Stasera lo Schiaccianoci al Creberg

Luigi Pignotti, produttore dello Schiaccianoci al Creberg Teatro, in scena stasera, nel mondo della danza è un'istituzione. Per trent'anni è stato assistente e poi manager unico di Rudolf Nureyev: pochi come lui conoscono il mondo sulle punte.

Perché la danza, e la classica, tirano sempre?
«Noi ci rinnoviamo ogni anno, le compagnie sono diverse e giovani. Non vogliamo fare la fine di certi attori, a 90 anni ancora sul palco. Anche Nureyev a 40 anni ha smesso di ballare e diceva: quel che viene dopo "è dono di Dio". Perché tutto quel che si fa col corpo ha un limite, bisogna aver l'età».

Da dove viene il fascino del balletto?
«Il balletto rende tutto più bello. Un adulto che porta un bambino a uno spettacolo di danza gli dice: ti piace? Ti farò fare il ballerino. Lavoro con la danza perché amo il bello».

Conferma che oggi nella danza non c'è più un Nureyev?
«Sì, come non c'è più una Callas nella lirica. Tuttavia noi abbiamo fatto uno spettacolo al Politeama di Lecce, e per due sere di fila c'è stato il tutto esaurito».

E a Bergamo?
«Bergamo, la Lombardia sono zone ricche e colte. I bergamaschi sono grandi lavoratori».

Perché lo «Schiaccianoci»?
«Ventisei anni fa Nureyev mi chiese di fargli la statistica degli spettacoli più visti. Si contendevano il primo posto il Lago dei cigni e lo Schiaccianoci, poi Romeo e Giulietta, la Bella addormentata e poco dietro Don Chisciotte. Anche oggi i più gettonati sono questi. I russi nel balletto hanno la miglior scuola. Come noi italiani siamo il top nella lirica, e gli inglesi per Shakespeare».

Lei a Bergamo è stato altre volte…
«Ho portato la Fracci con Giselle e Nureyev, trent'anni fa. Dovevamo andare a mangiare i funghi in un noto ristorante cittadino dopo lo spettacolo. Nureyev li aveva visti e avevamo prenotato per le 22,30 precise. Passano i minuti e ci lasciano in piedi ad attendere… a un certo punto Rudolf, seccatissimo, abbatte una fila di bottiglie e se ne va. Il personaggio era anche questo».

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m.sanfilippo

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