Martedì 04 Marzo 2014

Haber a Bergamo interpreta Craxi

«Che fine ha fatto la mia fidanzatina?»

Alessandro Haber in «Una notte in Tunisia»

Alessandro Haber sarà protagonista domani sera, alle 21, al Teatro Sociale di «Una notte in Tunisia». Haber indosserà i panni di Bettino Craxi. La regista Andrée Shammah, responsabile del Teatro Franco Parenti, ha messo in scena il testo di Vitaliano Trevisan, a sua volta ispirato al libro di Bobo Craxi e Gianni Pennacchi «Route El Fawara».

La pièce racconta la trama degli ultimi giorni di vita di Craxi – X è il suo nome nel testo – rappresentato come una sorta di grottesco condottiero fotografato negli ultimi attimi della propria vita, mentre rivive il glorioso passato e sputa sentenze sui suoi meschini successori. La malattia stessa del vecchio leader socialista è una metafora sulla condizione del Governo e dello Stato. Non vi è azione alcuna in scena, non ci sono cambiamenti di stato e quello a cui lo spettatore assiste per quasi due ore è un monologo continuo. (Biglietti, da euro 12,10 a euro 18,70, in vendita presso la Biglietteria del Teatro Donizetti).

«Una notte in Tunisia» è al suo terzo anno sulle scene, eppure quella in Città Alta è quasi una prima.

«Sì, è una “macchina” ancora da scaldare: al Teatro Sociale saliamo sul palco dopo un anno, con solo tre giorni di prove. Ogni anno facciamo qualche mese di repliche, anche se trovare il tempo è difficile. Ci mancano ancora molti teatri dove andare. Peraltro sono felicissimo di andare al Sociale, ho ricordi molto belli di Bergamo Alta».

Quali?

«Nel 1979 mi sono divertito molto a girare “La commediante veneziana”: tutti in costume per il centro storico. Non solo, di Bergamo era anche la mia prima fidanzatina, Luciana, conosciuta al mare, a Jesolo, a 13 anni. Chissà che fine ha fatto».

Questa pièce ha ricevuto critiche eccellenti, si può dire che sia stata scritta per lei?

«Sì, è andata così: incontro per caso in aeroporto Vitaliano Trevisan (l’avevo già conosciuto anni prima) e in una di quelle conversazioni imbarazzate tra un volo e l’altro gli chiedo: “Perché non mi scrivi qualcosa?”. Me ne ero completamente dimenticato, quando, durante una tournee in Sicilia, mi viene recapitato “Una notte in Tunisia”. Avevo già molti impegni e mi sono detto: “Speriamo non mi piaccia”, ma mi sono subito reso conto che era materiale che bruciava forte. Mi sono confrontato anche con altri e tutti ne sono rimasti folgorati».

Leggi di più su L’Eco in edicola martedì 4 marzo

© riproduzione riservata